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Non c’è un’età della saggezza, cari electomagici: la verità può raggiungerci, in barba all’anagrafe, anche quando abbiamo raggiunto una vecchiezza veneranda.

E’ il caso mio, che, a due passi dalla sessantina, ho finalmente compreso uno degli elementi profondi del pensiero comunista: il fatto che ciò avvenga in un momento in cui tale Weltanschauung è in via d’estinzione, rende ancora più significativa e paradossale la mia scoperta.

Ero spaparanzato sul divano e scorrevo pigramente i post di Facebook, quando mi sono imbattuto in una delle solite, tristissime, vignette di Vauro: celebrava sgangheratamente la dipartita di De Michelis, con un nano e una ballerina in lacrime. Non che, normalmente, le deiezioni grafiche di Vauro meritino l’esposizione all’Albertina: tuttavia, stavolta mi pareva che si fosse varcato il segno e che, dal cattivo gusto, si passasse direttamente al disgusto. La vignetta era seguita da una serie di commenti ricchi di insulti per il disegnatore e stavo per unirmi anch’io al coro di biasimo, quando, come una pappina in faccia, mi è giunta l’illuminazione, il satori!

I comunisti sono atei, non per convinzione, ma per paura. L’idea che esista un aldilà, in cui, in un modo o nell’altro, si debba rendere conto dell’aldiqua, li terrorizza: quindi, proprio come fa un vigliacco, quando è messo alle strette, la buttano sul ridere, sogghignano nervosamente, scantonano con sarcasmo. L’inferno, il paradiso: bubbole per gente credulona! Si vive, si fanno le porcate, poi, tutto finisce: chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto.

Ma provate, solo per un attimo, a pensare se le cose stessero diversamente: se l’aldilà ci fosse per davvero. Magari, non come ce lo figuriamo noi, ma se, comunque, dopo la morte qualcosa di noi sopravvivesse. Ve lo immaginate Vauro che arriva nell’oltretomba e si trova davanti De Michelis? Bella figuretta di merda! C’è stato un equivoco, si scherzava, hai frainteso…Oppure Pertini, che sale nel paradiso dei presidenti partigiani e trova Luisa Ferida, col suo bambino mai nato in braccio, che lo aspetta per domandargli anche solo perché. E gli sprangatori di Ramelli, i bruciatori di Primavalle, i soccorritori che stanno sempre con gli assassini e mai con le vittime e che non hanno mai pagato per la loro proterva cattiveria: ve lo immaginate Ferrari Bravo che incontra Sergio Ramelli, Lollo che si vede davanti i fratelli Mattei?

Sarebbero cinque minuti imbarazzanti, sia pure attenuati dall’eterea inconsistenza degli spiriti, rispetto alla considerevole consistenza delle chiavi inglesi o delle pallottole. Meglio non pensarci: allontanare i rimorsi molesti. Vedete bene che l’ateismo, per un comunista, è quasi inevitabile: è l’unico, autentico, scacciapensieri. Mi direte che anche dall’altra parte possiamo trovare sovrabbondanza di tipacci che, in caso di esistenza dell’aldilà, passerebbero un brutto quarto d’ora: niente di più vero.

Ma io mica sono partito da una svastica sul muro: sono partito da una vignetta infelice. Se un assassino in camicia nera o con le rune sul bavero credeva nell’altro mondo, era, come minimo, uno schizofrenico. Non puoi pensare che Dio esista e fare di tutto per fartelo nemico. Invece, la soluzione comunista è più spiccia, più logica, più pulita: Dio non c’è, quindi tutto mi è permesso. Solo che, se poi Dio, invece, c’è: patapunfete! Sono i limiti della filosofia.


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