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Non rinunciare a provare a fare ciò che vuoi veramente fare. Dove c’è amore e ispirazione non credo che si possa sbagliare.

Ci ha lasciato il 15 giugno 1996, quando di anni ne aveva 79, oltremodo provata dalla vita: cieca a causa del diabete e, sempre a causa dello stesso male, con le gambe amputate

Stiamo parlando di Ella Fitzgerald, cantante strepitosa, vera e propria leggenda della musica. E’ stata, senza timore di smentita, una delle più grandi cantanti jazz che la storia ricordi.

Dagli anni trenta, quando esordì neppure ventenne, ha conosciuto un successo che non è mai venuto meno, il critico inglese Mike Butcher disse negli anni cinquanta: “…indubbiamente oggi non esiste un’altra personalità nella musica jazz e popolare che goda di tanta stima al mondo come Ella Fitzgerald”.

Ella Fitzgerald nacque il 25 aprile 1918 a Newport News (Virginia) in una povera famiglia, della quale si conosce solo la madre, lavandaia, poiché il padre era sparito prima che Ella vedesse la luce, e un patrigno portoghese.

Dopo la nascita, la famiglia si trasferisce a New York, perde la madre all’età di quindici anni, cresce con la zia, e cerca di racimolare soldi facendo il fattorino per un agenzia di scommesse, depressione e riformatorio segnano la sua esistenza, fino a quando inizia a frequentare i locali di Harlem, e appena diciassettenne fa il suo debutto come cantante sul palcoscenico dell’ “Harlem Apollo Theatre“, durante la serata dedicata agli artisti dilettanti: la giovane si presenta quella sera come ballerina, ma una crisi di nervi le impedisce qualunque movimento, una volta fuori dalle quinte è il panico. Su incitamento del presentatore la giovane Ella decide di non lasciare il pubblico a bocca asciutta, e così comincia a cantare.

Era presente allo spettacolo Benny Carter, che fu colpito dalle doti canore della ragazzina (aveva solo 16 anni) e ne parlò a Fletcher Henderson, la cui big band allora andava per la maggiore, ma questi, distratto da mille impegni, si dimenticò della segnalazione di Carter. Non così la CBS, che offrì ad Ella un provino per una trasmissione radio. La cosa però non poté avere seguito perché la madre di Ella morì in quei giorni.

L’anno successivo tentò di presentarsi alla Harlem Amateur Hour, dove la fecero cantare accompagnata dall’orchestra di Tinny Bradshaw e da quella di Chick Webb, un piccolo batterista nero la cui big band era in ascesa ad Harlem.

La cantante era dotata di un potente strumento vocale e vantava un’estensione di più di tre ottave.

Celeberrima per la sua straordinaria duttilità vocale, era capace di elettrizzanti acuti quanto di suadenti tonalità basse, le sue improvvisazioni e i suoi virtuosismi nello “scat” (stile canoro che consiste nell’usare la voce come uno strumento, cantando sillabe accostate casualmente), Ella Fitzgerald è stata, assieme a Billie Holiday e Sarah Vaughan, una delle più grandi cantanti di jazz di sempre, distinguendosi soprattutto nel genere dello “swing”, in cui eccelleva per una voce sfavillante con cui riusciva, con la stessa intensità, a far commuovere e a far divertire.

Non è da dove vieni, bensì è dove stai andando ciò che conta.

Il sodalizio professionale, ma anche affettivo con Webb (Ella si era legata in amicizia anche con la moglie di Chick), dette subito i suoi frutti. Cominciò a esibirsi con successo al Savoy e in tournée, dapprima in brani ritmati, e poi in altri di maggior impegno melodico. La Decca, che già teneva sotto contratto Webb, estese i termini anche ad Ella, e nel periodo dal 1935 al 1939 le fece registrare (eccezionale per quegli anni) ben 44 facciate di 78 giri, le prime delle quali furono “Love and Kisses” e “You Here to Stay” , e soprattutto la prima ottenne un successo strepitoso.

Nel 1937, dopo una massacrante serie di spettacoli, Ella andò in crisi depressiva, ma nonostante questo la sua attività discografica continuò accanto a Duke Ellington, a Count Basie, a Nelson Riddle per una serie di LP dedicati a tutti i grandi autori di standard (soprattutto George Gershwin).

Negli anni 1938 e 1939 il successo dell’accoppiata Fitzgerald-Webb continuò senza soste. Nacquero così successi che sono passati alla storia del jazz, dalla banale filastrocca infantile “A Tisket a Tasket“, a “Ella, Hart of Mine, Just a Single Melody“.

In quegli anni, Ella ottenne assieme a Bing Crosby il primo posto nell’inchiesta annuale di Down Beat. Chick Webb, però, ammalato di una grave forma di tubercolosi ossea e stremato dalle tournée alle quali, dato il successo strabiliante, non sapeva rinunciare, non resse. Morì a soli 37 anni a Baltimora, il 16 giugno 1939. L’orchestra non si sciolse e continuò prima come Chick Webb Orchestra, poi come Ella Fitzgerald and her Famous Orchestra.

Nel 1941, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, come tante altre orchestre decimate dal richiamo sotto le armi dei giovani musicisti, quella della Fitzgerald si sciolse definitivamente.

Nel 1948 conobbe il bassista Ray Brown e lo sposò. Ray faceva parte del gruppo Jazz at the Philarmonic organizzato da Norman Granz e la cantante venne coinvolta anche al di là dei confini nazionali, girando il mondo con la JATP.

Purtroppo, di questo periodo non vi sono documenti discografici, poiché Ella, ancora sotto contratto con la Decca, doveva regolarmente cancellare la sua voce dai nastri degli spettacoli. Norman Granz divenne il suo manager, e nel 1955, risolto il contratto con la Decca, Ella cominciò a registrare per la Verve, la neonata casa discografica di Granz.

I primi LP che Norman Granz fece registrare ad Ella furono quelli con Louis Armstrong, dischi che ebbero subito uno strepitoso successo. Seguirono poi “Porgy and Bess” e un’altra serie di standard, accompagnata da Oscar Peterson, Herb Ellis e Ray Brown. Le tournée si susseguivano senza sosta. Nel 1952 cantò in Europa, e nel 1953 anche in Italia per la prima volta.

Nel 1965 si unì all’orchestra di Duke Ellington, e un anno dopo era di nuovo in Europa e a Milano dove tenne due memorabili concerti. L’attendeva un grande pubblico euforico che le tributò, solo in uscita, ben sei minuti di applausi, e, inserisco a questo punto un aneddoto raccontatomi da mio marito Enzo Oliva che visse personalmente l’evento accompagnando – al termine del concerto – Ella dal palcoscenico al suo camerino sorreggendola, affaticata e appesantita nella camminata, insieme al pianista Oscar Peterson, ed a Joe Pass… gli concesse il suo ringraziamento con l’autografo accompagnandolo col suo memorabile sorriso.

Nel 1970 fu a Nizza al Teatro della Verdure per un concerto ma, per la prima volta, dovette abbandonare il tour dopo aver onorato lo spettacolo fino all’ultimo minuto. Un’emorragia a un occhio la rese quasi cieca. Venne operata a Boston e poco dopo riprese i suoi impegni.

Una sera dell’aprile 1974 a Londra fu la volta di Ella Fitzgerald; il produttore e manager di Ella, Norman Granz, non si fece sfuggire l’occasione di registrare la serata: quando The First Lady Of Song ( o Mama Jazz come la chiamarono i fan italiani ) giunge a Londra, è ormai da vari decenni una star del vocal jazz e molto probabilmente la più popolare delle interpreti femminili. Fiaccata nel fisico da gravi problemi alla vista (probabilmente dovuti al manifestarsi del diabete che le sarà fatale molti anni dopo) ma non nelle corde vocali ancora dotate di quella intensa versatilità che ha sempre contraddistinto il suo carme lirico, Ella Fitzgerald affronta la platea del Ronnie comprensibilmente eccitata da questo singolare ritorno in un piccolo club (il Ronnie Scott’s non contiene più di 250 posti), e questa atmosfera così intima e confidenziale è assolutamente percepibile tra i solchi della registrazione.

Nel 1976 cominciò il declino fisico di questa splendida e infaticabile cantante. Le sue condizioni di salute peggiorarono di giorno in giorno e le fu impossibile sostenere ulteriori fatiche. Si ritirò definitivamente prima che il diabete compisse l’opera di distruzione.

La scomparsa di Ella Fitzgerald era annunciata da tempo. Aveva ormai smesso di cantare dal ’92 dopo aver subito una grave operazione alle gambe ( che le erano state amputate a causa del diabete ) e perso quasi completamente la vista, costretta su una sedia a rotelle ad un’immobilità fisica che era l’esatto contrario di quella voce, saettante, plastica, duttile e inafferrabile.

Ella Fitzgerald è stata ben definita dal critico, musicologo e cantante americano Ben Sidran: “ la sua voce sembrava cogliere tutte le note di peculiarità e di speranza dell’esperienza americana , con un orgoglioso sorriso sulle labbra e una voce che sapeva essere tromba e sassofono
Ella muore il 15 giugno 1996 a Beverly Hills

L’unica cosa migliore del canto è cantare ancor di più.


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