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Nella giornata del 22 settembre, se vi è possibile, allontanatevi dalla città. Abbandonate la macchina e inoltratevi nel bosco.

E lì annusate i profumi nell’aria che comincia a diventare sempre più fresca, riempitevi gli occhi con le chiome ormai rosso dorate degli alberi. Ascoltate il fruscio delle foglie secche sotto i piedi. E poi chinatevi. Raccogliete castagne da poco cadute, arbusti attorti. Bacelli. Rametti di piante aromatiche. Profumeranno la tavola della cena. Arderanno poi nel camino. Sempre che ne abbiate uno. Alimentando il primo fuoco d’autunno. È l’Equinozio, e questa notte sarà di durata pari al giorno.

È una notte magica. Come tutte quelle che segnano il passaggio delle stagioni. Da questo momento il Carro del Sole, come lo chiamò Alfredo Cattabiani nel suo “Calendario”, precipiterà sempre più vertiginosamente verso l’inverno. Verso la tenebra. Sino alla resurrezione del Solstizio.

Per i greci erano le Thesmophoriae sacre a Demetra. Preludio ai Grandi Misteri di Eleusi. Ad Ade che rapisce Kore e la trascina nel regno oscuro. Nel crepuscolo di Roma, Claudio Claudiano ne trasse l’ultimo bagliore della poesia latina.

Presso i gallesi era Mabon. Che i gaeli d’Irlanda chiamavano Aengus Og. Dei della luce che recavano in dono i frutti dell’ultimo raccolto. Sulla vostra tavola vi siano cereali, fichi tardivi, uva, castagne. I primi cachi.

Quella dell’equinozio è notte di magia. Chi non vi crede, chi non crede alle fiabe e alle leggende, che sono il sangue della nostra cultura e della nostra tradizione, dormirà un sonno inquieto. Tormentato dagli spettri del giorno. Dalle sue paure che lo costringono nella prigionia del passato. Nello squallore del presente.

Chi ancora crede alle storie che un tempo si narravano accanto al fuoco, potrebbe avere un’esperienza diversa. Potrebbe incontrare i misteriosi nani che vivono nelle profondità delle miniere, e scavano i cristalli che diverranno, poi, Bianca Neve nel prossimo inverno. Sognerà una bellezza addormentata in una teca di cristallo, i capelli scomposti e il volto pallido, in attesa che la rossa aurora del prossimo Solstizio giunga, finalmente, a destarla, sfiorandole le labbra. Un’attesa lunga. Immaginerà la danza delle streghe, bellissime e sensuali, e sentirà risuonare nei torrenti il riso delle fate.

I Grimm, girando per le campagne di una Germania ancora avvolta dalle nebbie del mito e dipinta coi colori pastello dell’idillio, raccolsero molte di queste storie dalla voce dei vecchi. Sarebbe una bella lettura la sera dell’equinozio.
Un modo per riscoprire un diverso rapporto col tempo. Che non è quello delle ore che fuggono inesorabili, segnate da orologi digitali. È il tempo che sempre si riavvolge su se stesso, come ne Il Libro della Giungla Kaa, il grande serpente che è la memoria.

E in questo ciclico ripetersi, mai uguale tuttavia, nulla è definitivo. Nulla ha davvero fine.
È questo il segreto celato nell’equinozio d’autunno. Quando luce e tenebra sono, per un momento, in perfetto equilibrio.


Reader's opinions
  1. Silvia Azzaroli   On   22 Settembre 2019 at 18:21

    Mi avete fatto venire i brividi. Sarà perché sono in alta montagna e la casa dove sono ora, con i miei, la loro, è vicino ai boschi. Sarà perché vediamo funghi, castagne, ecc tutti i giorni. Sarà perché vedo il mio lago e perché adoro le favole e le leggende. Ed è anche per questo che ho iniziato ad amare il mio nome, che significa ragazza delle foreste. Sarà per mille cose ma grazie di cuore. Anche nel mio sito parliamo spesso di queste piccole chicche. Vi abbraccio e buon equinozio dai monti lariani

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