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Molti decenni fa, in rappresentanza dell’Ordine dei Medici, venni invitato alla festa dei Carabinieri. Ci andai con mio padre, e fu una delle varie occasioni di chiarimento con il mio antenato. Ritornando a casa in macchina, dopo aver ascoltato un paio di rivoltanti interventi da parte di soggetti delle istituzioni, se ne uscì con una considerazione che ricordo con precisa memoria: “Quando voi, o i rossi, sistemavate la gente sotto casa, certi personaggi non mantenevano tanta arroganza, e dovevano aver paura anche a fare una passeggiata”. Lui, il massimo della legalità e della religiosità, era disgustato da certi comportamenti e da certi giudizi.
Immaginate se io, ieri come oggi, non possa condividere un simile ragionamento. E dico questo dopo la lettura dell’editoriale di Matteo Fais sugli insulti alle donne di destra.
Viene riportato l’attacco a Francesca Totolo e ad una ignota Elodie – sedicente cantante – la quale non lesina offese a Salvini e agli elettori della Lega. Due di queste vergogne le riporto testualmente: “A me Francesca Totolo fa molto schifo come essere umano. Però la vedo così
sfatta, normale, sembra una comune casalinga frustrata che si sfoga su FB fra una sigaretta e un litro di vino. Sola, infelice…È ossessionata dagli ‘uomini neri’, deve esserci una spiegazione attinente la sfera sessuale e la sua fanciullezza…”.
Una ripugnante istigazione all’odio come molte altre vengono rivolte a uomini altrettanto indipendenti e irriducibili.
Allora un dubbio sorge: e se riprendessimo a colpire?
Tutta ‘sta manfrina che da anni sento sull’evitare le contrapposizioni, sugli orrori degli anni di piombo, sugli opposti estremismi mi ha dilatato i sacrosanti ammennicoli come Zeppelin.
Tutta ‘sta cianfrusaglia buonista del ‘Non siamo come gli altri’, ‘Non facciamoci prendere dall’emotività’, ‘Non cadiamo nella trappola del sistema’ ed altre litanie da sacrestia, oltre che a centrifugarmi i gingilli mi sta pure annoiando.
So solo che se siamo qui, incazzati sopravvissuti di una epoca feroce, è perché nulla abbiamo lasciato impunito per quanto nelle nostre possibilità. Ad ogni scritta sui muri, ad ogni aggressione individuale, ad ogni attacco di gruppo si rispondeva con la ritorsione. Stato e
compagni compresero che se ‘uccidere un fascista non è reato’ da un certo momento in poi divenne rischioso. E la violenza si diradò.
A questo punto mi chiedo: se di fronte a certi impuniti improperi, a talune viscide insinuazioni, a precise malignità private si rispondesse menando? Qualche sberla futurista, qualche ardito calcio in culo, qualche maschio cazzotto sulla zucca forse metterebbe fine a
molte impunite prepotenze.
Questa volta anche alle donne, intendo. Sì sì, care compagne. Le pari opportunità sono anche questo. Rivendicate ruoli da uomini? Volete pisciare in piedi? Bestemmiate e insultate come la peggiore rappresentazione machista? Bene. Anche a voi quattro ceffoni. Chiamate i vostri fighetti accompagnatori, sempre che arrivino, per gustare il resto del convivio, avendo a voi fatto assaggiare solo l’antipasto.
Condivido e sottoscrivo le parole di Matteo Fais sull’editoriale citato de Il detonatore: “Con questi pezzi di merda non voglio alcun dialogo. Vanno fermati. Se non sopportano di stare al dialogo civile e democratico, glielo dobbiamo far capire in altro modo – e il modo è uno solo.
Stiamo sbagliando tutto. Il moderatismo non è la via. Non si può lottare su un ring con chi gioca sporco. Se vogliono fare a botte come su strada, noi dobbiamo rispondere di conseguenza e senza alcuna pietà.
Grazie, Matteo. Ho chiarito ogni dubbio.


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