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A più di sei mesi dalla conferenza stampa di presentazione, molti padri hanno compreso che il ddl Pillon è un vero e proprio cavallo di Troia, studiato per riportare l’Italia ad un patriarcato bizantino che posiziona beni, autorità e potere solo nelle mani dell’uomo riconosciuto come capo famiglia.

Questo perché il Senatore assieme ad un piccolo gruppo di fanatici sostenitori è convinto che l’attuale società ormai si fonda sul matriarcato, una sorta di ginecocrazia che avanzata e che deve essere fermata quanto prima e le donne, responsabili di questo disastro, riaccompagnate all’interno del focolare domestico.

Un dejavu, quello voluto da Pillon che ci riporta alla società Vittoriana in cui la donna viveva in uno stato di sudditanza assoluta che peggiorava nel caso in cui avesse chiesto il divorzio, perdendo non solo il posto nella società ma il benessere economico e ogni diritto sui propri figli, una sorta di deterrenza finalizzata al matrimonio indissolubile. Ed è proprio quest’ultimo elemento che ci porta alla convinzione che dietro il supremo interesse dei figli ad avere una mamma e un papà in nome del principio alla bigenitorialità si nasconda altro.

Questo ed altro è venuto fuori dal Congresso Mondiale delle Famiglie (WCF – World Congress of Families) che si è tenuto a porte chiuse a Verona dal 29 al 31 marzo scorso e che, stranamente, non ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di autorità ecclesiastiche che hanno mantenuto le distanze dall’evento.

Vi è piena convinzione che il tema della famiglia proposto al Congresso nasconda solo un pretesto per creare una nuova visione distorta del modello sociale e familiare, chiusa, arretrata e dipendente dall’uomo dominante, omofobo e misogino che non accetta la diversità arrivando all’imposizione della propria volontà anche con l’uso della violenza, una visione tutt’altro che cristiana.

Andando più in fondo, la negazione dei diritti autentici legati alla procreazione materna è ribadita proprio nel Ddl Pillon in cui i figli potrebbero essere separati dalla mamma fin dai primi anni di vita per consegnarli nelle mani di un padre le cui capacità genitoriali quasi mai o parzialmente vengono dimostrate all’interno del nucleo familiare. L’obiettivo è distruggere la relazione dei figli con la figura materna, intaccare quell’amore incondizionato, creare tante Demetra che hanno visto nel sequestro della figlia Persefone l’interruzione di quell’amore divenuto disperazione e angoscia.

Quindi riparte tutto da qualche riga del contratto di Governo, a molti sfuggite e che rappresentano il primo passo di un’opera di restaurazione di stampo ultra-cattolico e patriarcale che si fonda su tre punti che indebolirebbero la figura materna e il presunto potere delle madri in caso di separazione ovvero l’affido, il mantenimento e la casa coniugale, una disputa che sarebbe arbitrata da mediatori che obbligatoriamente entrerebbero all’interno delle famiglie già indebolite.

Meccanismi diabolici che raggiungerebbero effetti nefasti nei casi di necessità di fuga da violenza familiare e abusi, caso previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul che vieta la mediazione obbligatoria come strumento di risoluzione di controversie in caso di violenza endofamiliare. Anche per questi motivi il Dll Pillon è un testo perdente che alimenta la cultura della supremazia maschile come atto di forza contro i diritti dei bambini e delle donne e per queste ragioni ne è stato chiesto il ritiro immediato assieme agli altri disegni di legge che lo affiancano.

Nonostante giungano segnali chiari sul primo firmatario del Ddl 735, condannato in primo grado per diffamazione contro un circolo Lgbtq, costui continua imperterrito a promuovere le sue idee cercando di unificare tutti i testi non tanto distanti dal suo e lontani dall’adesione alla Convenzione di Istanbul.

Vediamoli brevemente nei punti nevralgici. Il Ddl 45 obbliga i coniugi ad un percorso obbligatorio di riconciliazione negando il concetto di violenza includendola in quello di conflitto e la sostituzione dei reati legati ai maltrattamenti in famiglia (Art. 572 cp) e mancato mantenimento (Art. 570 cp) in lavori di pubblica utilità. Il Ddl768 molto simile al Ddl 735 richiama la mediazione obbligatoria e a pagamento, tempi paritari rigidi imponendo la frequentazione dell’altro genitore anche in caso di affidamento esclusivo. Per il Ddl 118 è prevista la mediazione obbligatoria e a pagamento dalla prima seduta.

Secondo il Sen. Pillon quattro milioni di genitori separati e ottocentomila minori vogliono essere infilati nella camicia di forza “dei tempi paritari” e acclamano il testo unico come “soluzione ai disastri familiari”. Per molti padri tutta l’impalcatura di questa riforma sull’affidamento risulta essere un elemento che aggrava ulteriormente la conflittualità genitoriale perché in essa prevale una visione adultocentrica basata sull’interesse di uno dei due genitori e non sulla stabilità e serenità dei figli minori.

Se pur vero che non tutto ha funzionato con la legge vigente, L.54/2006, ancora oggi la donna rappresenta il soggetto economicamente più debole con numeri ISTAT che lo confermano. Bisognerebbe partire proprio da quanto di innovativo e giusto ha fatto l’attuale legge modificando ciò che non è più contestualizzabile, inadeguato cercando di guardare le necessità della famiglia separata da una prospettiva diversa, quella con gli occhi di un bambino, chiedendoci se proprio loro vorrebbero dividersi salomonicamente tra due case, due camerette, viaggi e tanto sacrificio per far contenti due genitori.

Chiunque di noi abbia vissuto nelle vesti di figlio una separazione, sa bene quale fatica porti la perdita, se pur minima di ogni riferimento logistico e amicale, e con quanta forza si riversi nella mente e nel cuore di ogni bambino, come un macigno. Per questo il loro diritto a ritrovare equilibrio e serenità deve prevalere su quello dei genitori, sulle loro paure e sulle loro rivendicazioni. Da padri separati e lucidi siamo convinti più che mai che la qualità faccia la differenza sulla quantità del tempo dedicato ai propri figli, lasciandoci alle spalle la fobia per cui le ex mogli o compagne spendano per se stesse tutto l’assegno di mantenimento versato per i figli, una leggenda metropolitana sfatata da significativi dati in cui tra le mamme separate e con figli si riscontra un peggioramento delle condizioni di vita superiore a quello degli ex mariti o compagni. La riforma deve partire da noi, dall’educazione e dal rispetto verso la donna e i figli, concetto che potrebbe essere scontato per molti ma non per tutti perché, riprendendo le parole di Papa Giovanni Paolo II, per poter educare bisogna amare. Amiamo abbastanza?



Le opinioni dei lettori
  1. Andrea   On   4 Giugno 2019 at 14:37

    Sig. Golebiewski quando parla di “fuga da violenza familiare e abusi” si riferisce al 10% dei casi veri o al 90% dei casi falsamente denunciati? Quando parla di supremazia maschile immaggino si riferisca ad esempio al 97% di morti sul lavoro maschili contro un 3% delle morti femminili o forse alle pene maggiorate del 40% che vengono inflitte agli uomini in confronto alle donne a parità di reato. O forse per supremazia maschile si riferisce all’enorme maggior numero di suicidi maschili in confronto a quelli femminili? Lei non rappresenta neanche un’unghia sporca dei padri separati, di quelli onesti che non hanno nulla a che vedere con qualsiasi forma di violenza sia endo sia eso familiare ma che da anni sono stati espropriati del rapporto coi loro figli. Lei è uno zerbino che ideologicamente cela le malefatte di migliaia di donne che quotidianamente attuano violenza sui minori negli asili, nelle scuole, nelle case di riposo sugli anziani, negli ospedali su uomini e donne, una violenza femminile sempre tenuta offuscata ma che sempre più ha risalto sulle cronache dei quotidiani. Lei difende ideologicamente miliardi di euro pubblici regalati alle fancazziste dei centri antiviolenza (antiuomo) per aizzare false denunce che vanno a intasare le scrivanie di magistrati che non capendo più quando una denuncia di violenza è vera o falsa non possono più divendere le vere vittime di violenza. E sopratutto Lei denigrando una riforma sull’affido condiviso contribuisce ignobilmente a far crescere una società di minori squilibrati mentali perchè privati di quell’aspetto che nessuna ideologia, nessuna religione, nessuna razza ha la facoltà di giudicare perchè solo la natura lo prevede e lo “prescrive”, ossia l’accudimento di cui ogni minore ha diritto e che può essere dato, per natura, SOLO e NECESSARIAMENTE da un uomo e da una donna perchè in caso contrario non si può più parlare di “minore” ma occorre parlare di “orfano” e a quel punto la legislazione da predisporre assume tutto un altro aspetto.

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