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Quando alla Commissione Giustizia della Camera dei deputati, quale coordinatore nazionale del progetto “Difesa Legittima Sicura” (www.difesalegittimasicura.it), nello scorso dicembre, ho spiegato il senso e la finalità di una iniziativa che voleva e vuole essere un punto di riferimento per chi si difende da aggressioni o violenze, magari poi subendo l’aggressione dello Stato, alcuni deputati hanno sollevato pesanti critiche sottolineando che prevedere un vero e proprio “diritto di difesa” comporterebbe una corsa agli armamenti.

Sciocchezze. Il caso di Deborah Sciacquatori, che per difendere mamma e nonna ha sferrato un pugno al padre violento provocandone poi la morte, è emblematico. La ragazza, esperta di boxe, è stata subito arrestata (ed ora scarcerata). Seppure la dinamica sia già piuttosto chiara (il padre, per l’ennesima volta, era tornato a casa ubriaco e si stava accanendo contro le tre donne), l’atto difensivo commesso da Deborah viene considerato nel nostro ordinamento strutturalmente illecito. E non c’azzeccano nulla le armi, né i pistoleri del tanto evocato far west.

E’ quello che avevo cercato di fa capire alla Camera dei deputati durante la mia audizione di metà dicembre: al Parlamento avevo chiesto il coraggio di avviare una discussione sul riconoscimento in capo agli aggrediti del diritto soggettivo alla difesa. L’arresto di Deborah, che certamente non è una criminale, non è una energumena, non è un pericolo per nessuno, grida vendetta. Non già contro gli inquirenti (che applicano un codice che ha dell’assurdo) ma contro un sistema fermo al 1930 (come ho spiegato nel mio saggio pubblicato da Giappichelli “Il diritto negato”), oggi difeso a spada tratta da chi, per altri versi, si dichiara fieramente anti-fascista.

Questa legittima difesa (pur riformata in meglio dal Governo Conte), è inaccettabile in uno Stato di diritto. Guardiamola bene in faccia questa ragazzina (perché di ragazzina si tratta) che, dopo lo shock per l’accaduto, è costretta a subire lo shock dell’arresto. Questa volta non c’è, nelle pagine dei giornali, la foto “truce” del gommista o del cacciatore “cattivo” che ha sparato al ladro notturno. Non si può fare la retorica dei pistoleri e degli sceriffi. C’è il volto pulito (ma puliti, sia ben inteso, per chi scrive sono anche gli altri appena ricordati) di una bambina diventata da poco ragazza. Che ha esercitato un proprio inalienabile diritto, purtroppo con esito non previsto e drammatico. Ma quando ci si difende, si agisce di istinto, di impeto, con adrenalina, con l’unico obiettivo di respingere il male per se stessi e per i propri cari. No, chi evoca il riconoscimento di diritti non pretende berette e P38 nelle case degli italiani. Evoca il ritorno al diritto naturale. Ed è in forza del diritto naturale che Deborah, arrestata in forza di una legge positiva iniqua, e che già per questo sta subendo un torto che le lascerà una cicatrice per tuta la vita, va subito prosciolta.


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