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Nel 1997 a Barcellona con il presidente Jordi Pujol discutevo di nuove collaborazioni tra le valli occitane e la Catalogna: la Generalitat vedeva nelle valli occitane il ponte verso il Piemonte. Perchè?

Per trovare nuovi spazi per la Nazione Catalana, che Stato da sempre si considera, pensava ad una alleanza con le regioni di cultura Occitana e Catalana, un grande “Espaci Occitan-Catalan” unito da comuni interessi e da legami storici e culturali antichi.

Un “Espaci” che identifica una vasta area, cuore dell’Arco Latino dell’Europa, l’uso del termine ESPACI non era neutro, aveva valenza politica.

Tutto questo poi lo avevo condiviso a Tolosa col prof. Joan Claret , allora vicerettore dell’Università (https://ca.wikipedia.org/wiki/Joan_Claret_i_Sol%C3%A9), fu lui a proporre un accordo tra le università del Midì e quell’”Espaci Occitan-Catalan”.

Io, come allora lui, continuo a pensare che il mondo accademico possa dare un contributo sostanziale, ma questa è un’altra storia.
Barcellona, più che a Madrid, guardava al Mediterraneo, da lì arrivano più del 50% delle commesse per l’industria e per gli stessi motivi era interessata ad aprirsi verso le valli Occitane del Piemonte, per loro il naturale collegamento con la Pianura Padana.

Tutte le Regioni interessate, Piemonte compreso, furono poi coinvolte in una serie di eventi nell’ambito di quello che la Generalitat chiamò “Eurocongress 2000 dels espais catalans i occitanhttp://www.iemed.org/llista_activitats/eurocongres-2000-dels-espais-catalans-i-occitans .

Ecco perché il centro studi di Dronero si chiamò Espaci Occitan e si candidava ad essere la porta del Piemonte verso l’Europa Mediterranea, un laboratorio politico che guardava oltre lo spartiacque.

Seguirono accordi formali con le principali università dell’ “Espaci Occitan-Catalan” e la firma del primo protocollo di collaborazione Alpi-Pirenei e Bruxelles, protocollo scritto in Occitano, lingua che per la prima volta risuonò nel parlamento Europeo.

Ora un vento nuovo soffia a Barcellona, ha altri presupposti, altre energie, altri orizzonti.
Ora è conflitto e sulla carta geografica europea, in trasparenza, ricompaiono dimenticate linee di confine.

In Francia riaffiorano le sue due anime, quella d’OC e quella d’OIL (l’ultimo che cavalcò questa divisione fu Hitler con la repubblica di Vichy), non è un caso se nel 2016, dopo l’accorpamento di Linguadoca e Midì-Pirenei, la nuova regione ha scelto di chiamarsi “Occitanie”.

L’Espaci Occitan-Catalan ha i confini del primo regno barbaro nell’impero, il regno visigoto. In quei confini da sempre si annida la predisposizione alla eterodossia.

Le dinamiche catalane non sono isolate, sono la punta di un iceberg, è l’intera Europa che deve fare i conti con cambiamenti di scenario epocali, nuovi equilibri stanno affermandosi.

Lo scontro tra Madrid e Barcellona è figlio di queste derive, due Europe stanno confrontandosi, quella degli Stati-Nazione e quella dei Popoli, un confronto che va ricondotto nelle regole della democrazia, percorso che si fa arduo se, come in Spagna, allo Stato di Diritto si sostituisce lo Stato di Eccezione.

Le valli occitane dovrebbero battere un colpo, ma non credo che in questo momento una posizione possa essere espressa, di fatto non hanno dato alcun segnale di attenzione mentre i rapporti istituzionali con Barcellona sono interrotti.

Mi auguro che presto si possa nuovamente collocare l’orizzonte della politica delle valli occitane oltre lo spartiacque e tornare a guardare verso il Mediterraneo.


Le opinioni dei lettori
  1. Valter Ameglio   On   5 Aprile 2019 at 11:20

    La parola popolo etimologicamente ha confini parecchio confusi. Come dovrebbe circoscriversi un popolo? Per base etnica, per base culturale e per tradizioni? Sicuramente tutte caratteristiche che sono oramai superate dal divenire storico ( purtroppo dico io, ma inutile rivendicare purezze sorpassate dalla velocità del tempo)
    Una Nazione o Stato che dir si voglia , come si sono strutturati e per come li conosciamo oggi, con i loro confini (più o meno naturali) hanno ancora un senso ed una funzione storica ed un futuro?
    Soprattutto di fronte ai mutamenti epocali che nei prossimi 20 anni ci troveremo ad affrontare tutti quanti ( comunque vogliamo o crediamo di poterci incasellare come individui)
    Faccio un esempio concreto per chiarezza
    Di fronte allo sviluppo della AI e delle sue derive ( che portano degli sconvolgimenti sia occupazionali, economici e di globalizzazione estrema, se pensiamo che alla fine di questo processo resteranno un centinaio di major a gestire il tutto) chi potrebbe cercare di gestire ( governare) questi processi? Un popolo in senso lato od una Nazione con un minimo di progettualità politica ?
    Se pensiamo che Google ha il bilancio che è 4 volte il Pil di una nazione come il Belgio ( che non ha neanche una identità culturale coesa) viene spontaneo trarre la conclusione che solamente uno Stato organizzato e che voglia esercitare il primato della politica per contrastare meri interessi privati , potrebbe garantire una comunità , un popolo che volesse riconoscersi nei suoi obbiettivi. Il resto , ho paura , rimarrà puro esercizio accademico più o meno colto

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