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Capita di rado che le notizie dell’Oltrepò Pavese assumano rilievo nazionale. Con menzione su testate cartacee, radiotelevisive e quant’altro.

Quello della Casa “Mons. Rastelli” di Montebello della Battaglia è una di queste occasioni. Realtà di cui, chi scrive, ha avuto conoscenza diretta.

Nata nella prima metà degli anni ’90, scopo iniziale della struttura sarebbe stato d’occuparsi di persone con vari gradi di disabilità e più o meno autosufficienti.

Secondo l’intento francamente utopistico del fondatore facendo affidamento per buona parte al volontariato. Ben presto ci si rese conto di quale fosse la realtà, specialmente in termini di costi.

La Casa, ospitando diverse persone, era già in pesante passivo ancor prima del’inaugurazione ufficiale. Tenuto altresì conto che soggetti provenienti da altre strutture non solo lombarde, ben difficilmente erano in grado di reggere una retta tale da permettere di coprire i costi. Anche perché l’assunzione di personale qualificato, nonché regolarmente retribuito, era comunque indifferibile. Senza contare il resto delle cosiddette “spese vive”.

Inevitabile fu quindi il viraggio verso la funzione di casa di riposo tout court, ben più remunerativa. Sempre, come già detto, con ospiti dai vari gradi di autosufficienza o meno. Perse quindi totalmente significato la sottoscrizione con conferimento di quote effettuata da parte dell’Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes, d’ora in poi solo Oftal.

Quindi, del tutto in teoria, quest’ultima associazione si sarebbe svincolata dall’organizzazione della casa medesima. Cosa che, nel più classico degli stili clericali, si è premurata di precisare dopo quanto accaduto in tempi recenti. Maltrattamenti agli ospiti e ogni sorta di porcheria.

Peccato che tutte le indicazioni stradali, anche se in stile “fai da te” presenti in zona che ivi conducono riportino tutte appunto l’acronimo Oftal. Che la casa sia intitolata al già presidente, defunto, della medesima associazione. Che all’ingresso faccia bella mostra di sé un’effigie scultorea muraria riportante la figura del fondatore, con tanto d’epitaffio. Che fu “colonna portante” a livello locale per l’assistenza dei disabili tramite quanto più volte citato.

E ora?
Visti i fatti disgustosi venuti recentemente alla luce, detenzione cautelare per l’ineffabile quanto impalpabile direttore (irriso fin dagli stessi dipendenti) ed un operatore socio sanitario. In galera? Macchè. Ovattati arresti domiciliari per entrambi. E se vi sarà un processo, codesti figuri si troveranno forse a pagare ANCHE per responsabilità altrui. Con condanne sicuramente miti. Pioggia di ricorsi e gradi di giudizio e prescrizioni permettendo.

Per il resto andrà a finire nel più classico dei modi. Dopo un inevitabile rimpasto di direzione e personale, una gran bolla di sapone. E’ vergognoso.


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