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In Egitto non c’è il coronavirus” mi dice Ahmed (chiamiamolo così) il fruttivendolo egiziano, cui ho chiesto come va dalle sue parti. “In Egitto solo normale influenza. E molti raffreddori“.

Come mai? Gli occhi gli brillano di devozione.
Lo ha detto il generale Al Sisi!
Certo. E se lo ha detto lui… Il problema non esiste.

E poi non hanno le dirette di Mentana e Formigli, i discorsi di Presidenti del Consiglio in preda a stato confusionale, i politici barricati in casa che starnazzano Chiudete tutto! Chiudete di più! Al Sisi ha parlato. Nessun problema. Punto. Gli egiziani continuano la loro vita. E il paese continua a crescere. È tornato ad essere di fatto una delle prime, se non la prima potenza economica dell’Africa. E dopo le Primavere arabe, la caduta di Mubarak, il governo Morsi e il rischio di guerra civile… beh, non era facile.

Ma tu, qui, hai paura, Ahmed?
Solleva la mascherina. Che ha messo solo perché i vigili lo hanno minacciato di chiusura.
Ma no, amico mio. Paura di che? İnshallah… Si vive e si muore. Solo Dio sa quando è la nostra ora…

Fatalismo orientale, penserà qualcuno. E invece è un atteggiamento sano. Positivo. Vivere con la paura di morire non è vivere. Lo insegnava già Epicuro. E ricordo un generale napoleonico, mi sfugge il nome, che ai suoi uomini che esitavano nell’assalto gridò “Maledetti vigliacchi! Pensate dunque di poter vivere per sempre?”

Guardo Ahmed che, sorridente (la mascherina l’ha già tolta, i vigili stanno dando fastidio altrove) pesa mele e banane… E poi guardo i rari passanti italiani. Capo chino, mascherine. Andamento furtivo. Occhi bassi…. Sciarpe, anche, che la mascherina potrebbe non bastare…

Pochi giovani. Hanno paura. Perché vedono i vecchi terrorizzati. Ieri una Vecchia ha protestato con l’amministratore del comprensorio dove abito perché tre bambini, tra cui mio figlio, giocavano in cortile a pallone. Ha minacciato di chiamare la polizia. Potrebbero diffondere il virus, ha detto….

Se i vecchi temono la morte, i giovani non possono non crescere che nella paura. L’esempio è fondamentale in ogni sistema di educazione. Nella falange oplitica spartana, la prima fila era costituita dai trentenni, perché erano i più forti, e dovevano reggere l’urto. Ma la seconda erano i ragazzini, che scendevano in campo per la prima volta. E subito dopo i vecchi. Esperti. Per guidarli, incitarli… Mostrare loro che non si deve temere la morte. Perché cadere in battaglia per uno Spartiata era normale. Non lo era il disonore e la fuga.

Ma qui a fuggire sono proprio i vecchi. E prima di loro i magistrati. E i preti. Non c’è più un Carlo Borromeo che non temeva di passare, vestito di porpora, tra gli appestati di Milano. Per dare loro conforto. E quella era peste vera : uccise il 60% della popolazione. Altro che i bollettini impanicati della nostra (cosiddetta) protezione civile….
Ahmed, tutto allegro, mi porge le borse della spesa.

Ti serve altro, Zio?
Si. Mi, anzi ci servirebbe Al Sisi.
Scoppiamo entrambi a ridere.


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