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Da qualche tempo gli anni ’80 sembrano essere tornati di moda. Un remake di stili, personaggi e situazioni che hanno segnato un periodo importante del nostro recente passato, apparentemente senza interruzione e dai risvolti ancora tutti da capire.

Alcuni grandi star di quel decennio ci hanno lasciato prematuramente, senza riuscire però a entrare nel mito, come accadde per altre icone del rock o del cinema di altre epoche, perché la loro dipartita è avvenuta in modo rapido e stranamente poco celebrata. Quasi fossero dei cimeli di cui bisognava disfarsi in tutta fretta. Come per cancellare quelle esperienze e quei successi del pop internazionale.

Perché gli anni ’80 sono stati un momento di dimensione popolare estesa all’intero pianeta, come mai in precedenza, intriso di globalizzazione galoppante, yuppismo e disimpegno diffuso.

Dopo gli anni delle rivoluzioni culturali e delle crisi economiche planetarie dei Sessanta e Settanta, serviva un passaggio di rilassamento delle coscienze e dei muscoli, con meno guerre, meno conflitti sociali, meno tensioni politiche internazionali: infatti, escluse la inutile guerra Iran-Iraq, la breve crisi degli Euromissili e la sfida stellare lanciata dagli Usa all’altra superpotenza nucleare sovietica, in quegli anni l’equilibrio prevalse sulle contrapposizioni e le divisioni, Reagan e Gorbaciov firmarono un trattato di pace che avviava la Terra verso decenni di nuova distensione, mentre l’economia vedeva uno spunto di crescita e sviluppo senza precedenti nella storia umana.

Accompagnarono quegli eventi la musica pop, i telefilm e i serial tv commedia, grandi produzioni cinematografiche di fantascienza, i telequiz e gli show comici sui network nazionali che nascevano con successo un po’ ovunque in Occidente. Un panorama di prodotti culturali di massa votati al popolarismo, al comune pensiero, allo slang quotidiano, che oggi ritornano nei palinsesti radio-tv o nei circuiti distributivi online.

È solo amarcord? Nostalgia di anni segnati dalla leggerezza e dal disincanto? Una medicina utile a dimenticare per qualche ora il mondo orrendo in cui viviamo oggi? O c’è dell’altro?

Difficile saperlo. Di quegli “…anni volati via, brevi fotogrammi scattati in galleria…” sembra rimanere un dolore nascosto giù nell’anima.

Così recitava una famosa canzone che parla degli anni ’80, lasciando presagire un futuro di tristezze, solitudini e amori infranti. Proprio quello che stiamo vivendo oggi, disillusi anche dagli anni dei grandi concerti per l’Africa. Col ritorno delle ‘droghe pesanti’, del terrorismo e delle guerre internazionali, con l’avvento dei robot, del look straccione e del botulino imperante, forse quello che ci serve è proprio un momento di evasione negli anni ’80.


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