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Non tutti gli uomini (e soprattutto i più saggi) condividono l’opinione che sia un male educare le donne. Ma è vero che molti uomini sciocchi lo hanno sostenuto perché non gli piaceva che le donne ne sapessero più di loro.

Christine de Pizan, o anche Christine de Pisan, nata Cristina da Pizzano nasce a Venezia nel 1365 e muore nel Monastero di Poissy nel 1430 circa.

Chi era Cristina?

A Monterenzio, sull’Appenino Bolognese, c’è un scuola elementare che porta il suo nome: chissà se i 104 bambini della scuola sanno chi è Cristina da Pizzano.

Cristina da Pizzano fu figlia di Tommaso di Benvenuto, detto da Pizzano perché appunto la sua famiglia possedeva delle terre in quella zona, ma è più conosciuta come Christine de Pizan, perché già da piccola si trasferì col padre a Parigi. Tommaso era uno stimatissimo astrologo, medico e cattedratico dell’Università di Bologna, così famoso da essere conteso sia alla corte del re d’Ungheria, Luigi I il Grande, che dal re di Francia in persona, Carlo V.

Tommaso optò per offrire i suoi servigi al Sovrano d’oltralpe di cui ammirava la saggezza e Carlo V, dal canto suo, apprezzava le qualità dell’astrologo fino al punto di invitarlo ad abitare presso di lui e a far trasferire la sua famiglia in Francia a spese della Corona. Nel 1368 Tommaso partì alla volta della corte di Carlo V con la sua famiglia al seguito. Fu così che Cristina valicò le Alpi, verso la fine del 1369, a soli quattro anni, insieme con la madre e i fratelli.

Possiamo dire che qui comincia la storia di Christine de Pizan, rimasta per molto tempo nell’ombra, una delle tante donne dimenticate, benché abbia apportato uno spirito, alla storia e alla cultura, ben più ampio e coraggioso del padre.

Christine in Francia crebbe in un ambiente di corte stimolante e intellettualmente vivace, ma soprattutto ebbe modo di attingere alla vasta cultura che si trovava all’interno della ricchissima Biblioteca Reale del Louvre: era stato lo stesso Carlo V, sensibile alle tematiche intellettuali, a dar vita a quella Biblioteca, a cui lei ora aveva libero accesso.

Era un luogo senza pari in Europa, per la quantità e la qualità dei preziosi libri splendidamente miniati. Tommaso, contro il parere di sua moglie, più tradizionalista, ebbe il merito d’impartirle un’educazione letteraria approfondita, assai rara per una donna dell’epoca. I libri, il sapere e tutto lo scibile cui, fortunatamente, Cristina ebbe accesso le consentirono di diventare poetessa, scrittrice, editrice e filosofa.

Oggi viene riconosciuta come la prima scrittrice di professione in Europa e la prima storica laica di Francia, quattro secoli prima di Madame de Staël.

Nei suoi testi traeva sempre spunto anche dalla propria esperienza di vita e quando compose la biografia di Carlo V di Francia vi riportò eventi di cui era stata testimone oculare e non solo ciò che si trovava nelle solite fonti bibliografiche. La sua più grande impresa, senza dubbio, fu dare inizio alla cosiddetta “Querelle des femmes”, La Disputa delle donne. Questa Disputa in realtà è sempre stata una Disputa contro le Donne: inizia con Esiodo e la maledizione contro il ghenos gunaikos ( la razza delle donne ) e prosegue nelle numerosissime affermazioni misogine della tragedia greca.

Christine sposò a quindici anni il piccardo Etienne Castel, che le diede due figli maschi e una femmina. Morto il re Carlo V nel 1380, e poco dopo anche il padre, Christine rimase vedova nel 1390, e si ritrovò a vivere in condizioni economiche difficilissime. La necessità e le occasioni la spinsero a iniziare a scrivere.

Nessuno prima di lei era stato costretto fino a tal punto dalle circostanze a vivere della propria penna. In quel periodo scrisse il “Livre de la Mutacion de Fortune”, opera che racconta della straordinaria simbolica metamorfosi da donna a uomo che subisce. «Allora diventai un vero uomo, non è una favola, capace di condurre le navi». L’assunzione di responsabilità e la solitudine generarono in lei quel cambiamento che la portò a diventare scrittrice, allora un mestiere da uomo.

Nel 1405 dà vita alla Querelle des femmes, scrivendo “La Città delle dame” un pamphlet femminista che consegna direttamente alla regina Isabella. Scritto in pochi mesi questo libro resta ancora un testo attualissimo e affascinante, sia per i temi e sia per la grande passione che esce dalle pagine per andare direttamente ai cuori delle donne.

Nell’opera si elencano moltissimi esempi di donne virtuose e importanti nella storia dell’umanità. Inizia così la Querelle, la disputa delle donne, una contesa vista finalmente da un’angolatura differente, dalla parte delle donne.

La sua è una rivoluzione copernicana femminista. Al centro della Querelle di Cristina c’è la donna e le sue virtù, capacità, pregi, forza e coraggio. Nella “Città delle Dame” Cristina scrive che non esiste differenza di valore fra l’anima femminile, l’anima maschile e la perfezione dei due corpi. Dimostra inoltre la capacità delle donne a governare, ma soprattutto rivendica l’uguaglianza di raziocinio, rettitudine e capacità di giudizio tra uomini e donne. Era determinata a non dimenticarne nemmeno una di quelle donne, quelle che fecero e cambiarono la storia.

L’uomo o la donna in cui risiede maggiore virtù è il più alto; né l’elevatezza né l’umiltà di una persona si trovano nel corpo secondo il sesso, ma nella perfezione della condotta e delle virtù.

L’autrice immagina di essere svegliata nel sonno da tre figure, Donna Ragione, Donna Rettitudine e Donna Giustizia, che l’avvertono delle forze misogine che minacciano e opprimono il nostro genere. E comincia a sognare un luogo abitato dalle grandi donne del passato, “La Città delle Dame” appunto. Qui ci sono regine e amazzoni a guidare gli eserciti, ci sono le donne ‘non viziose’, che hanno preservato la castità, amato i mariti e onorato i genitori e, infine, non potevano mancare le martiri per la fede, suicidatesi dopo aver subito uno stupro, non prima però di averlo denunciato.

Nel libro ci sono Saffo che lasciò versi eterni: “Scuote Amore il mio cuore come il vento sul monte si abbatte sulle querce”, Aracne che scoprì come tingere e tessere la lana, Panfila come ricavare seta dai bachi, Proba che riscrisse l’opera di Virgilio. E ancora Zenobia, Semiramide, Medea. E poi Nicostrata, che inventò l’alfabeto latino, Didone, Griselda.

In seguito al completamento della “Città delle Dame”, Christine continua a scrivere con prolificità, sviluppando un certo interesse per i temi storici. Poco dopo i cinquant’anni, nel 1418, Christine si ritira in un convento in seguito all’occupazione di Parigi da parte di inglesi e borgognoni; qui la scrittrice mette da parte la penna per ben undici anni.

Solo nel 1429, all’incirca un anno prima di morire, Christine scriverà la sua ultima opera, ispirata guarda caso da una figura femminile: Giovanna d’Arco, giunta proprio quell’anno a “rappresentare” la Francia nella Guerra dei Cent’anni. Piena di gioia per aver vissuto in prima persona l’ascesa di una donna, una Pulzella, ad eroina di un intero Stato, Christine apre il suo Ditie de Jehanne d’Arc con le seguenti parole:
«Io, Christine, che ho pianto per undici anni chiusa in abbazia, ora per la prima volta rido, rido di gioia».

Cristina rimane folgorata da Giovanna D’Arco. Si era ormai ritirata in convento, disgustata dalle efferatezze cui aveva assistito a Parigi negli scontri di quel tempo: la Guerra dei Cent’anni funestava l’Europa con carneficine d’ambo le parti. Ma fu una donna, fu Giovanna d’Arco, la pulzella d’Orléans che mise fine all’interminabile conflitto e permise al debole Carlo VII di consolidare il potere come re di Francia sconfiggendo gli odiati inglesi.

Un’altra donna eccezionale, questa volta sua contemporanea, che faceva “cose da uomini”: non un’intellettuale ma una ragazzina nei panni di una guerriera che investitasi di coraggio, fede e una fulgida armatura combatteva in prima persona sul campo. Scrive di lei Cristina: «Che onore per il sesso femminile quando questo nostro regno interamente devastato, fu risollevato e salvato da una donna, cosa che cinquemila uomini non hanno fatto…».

Christine riesce ad imporsi come un’importante figura del XV sec.: non bisogna però dimenticare che essa, a differenza di un qualsiasi scrittore uomo del suo tempo, ha dovuto, proprio tramite la scrittura, costruirsi un’identità di donna in un contesto sociale e culturale affatto pronto ad accoglierla. Essa fu la prima ad affermare solennemente l’ingresso nel campo delle lettere, osando ”un nuovo punto di vista dal quale scrivere, quello delle donne”.

Christine de Pizan è una “donna virile” che non antepone a se stessa alcuna maschera, ma che, al contrario, fa della sua femminilità una causa da difendere, si tratta forse della prima femminista della letteratura francese.

Christine de Pizan fu la prima scrittrice di professione nel senso moderno del termine, che visse del suo lavoro e scrisse per committenti, in un contesto sociale e politico molto preciso, al di fuori delle mura del convento. Forse proprio per questo la sua scrittura è fortemente segnata dal proprio vissuto personale, storico e reale.

Una donna intelligente riesce a far di tutto


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