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È tornato al centro del dibattito il nome di Indro Montanelli, sono molte le polemiche per la richiesta della rimozione della statua a lui intitolata a Milano. La statua di Montanelli è stata ricoperta di vernice rossa, sul piedistallo che sorregge la statua è stata lasciata dagli autori la scritta “razzista stupratore”.

La controversia accesa nasce dal suo matrimonio con una ragazzina eritrea ai tempi della guerra in Etiopia. Indro Montanelli ne parlò all’interno del programma “L’ora della verità” nel 1969, scontrandosi all’epoca con l’attivista femminista Elvira Banotti. Montanelli arruolato volontario nel 1936 nella guerra d’invasione dell’Etiopia, si adeguò a un’usanza del corpo militare eritreo degli Ascari, che era quello di sposarsi per potere avere una moglie al seguito durante la guerra. Come lui stesso ammise : “Aveva 12 anni, in Africa è così. L’avevo regolarmente sposata nel senso che l’avevo comprata dal padre. Mi portava la biancheria pulita“. Le sue parole suscitarono sdegno nella femminista Banotti.

Il dibattito intorno alla figura del giornalista è partito dal gruppo I Sentinelli di Milano, che hanno proposto al sindaco Beppe Sala, di cambiare nome ai giardini a lui intitolati e rimuovere la statua. La proposta fa riferimento alla dichiarazione con cui Montanelli ammise di avere acquistato la ragazzina. Questo accadde durante l’epoca del colonialismo fascista in Africa. Razzista fu, casomai, il provvedimento che di lì a poco proibì i matrimoni misti in nome della superiore razza bianca.

È indubbio che la vicenda di Montanelli si inserisca in un contesto di una storia di dominio maschile sulle donne, sui popoli e su chi è privato di identità e risorse, ma quella che narra Montanelli nel 1969 è la storia della colonizzazione e dell’invasione dell’Etiopia. Un dominio in un’epoca in cui erano predominanti il sessismo e il razzismo e che ha permesso ai colonizzatori di rendere normali pratiche disumane. Per l’epoca era normale sposarsi con donne etiopi di 12 anni ma questo non avveniva solo in passato. Si tratta di una polemica strumentale verso una voce mai nascosta da Montanelli e che deve essere giudicata nel contesto storico in cui è avvenuta.

Piuttosto sarebbe necessario fare riflessioni oggi nel 2020, per quanto riguarda il mondo religioso islamico dove i matrimoni combinati tra adulti e bambine sono all’ordine del giorno. Lo stesso Erdogan, che vuole entrare in Europa, ha legittimato i matrimoni con bambine di 9 anni. L’opinione pubblica dovrebbe indignarsi più per fatti recenti che per fatti accaduti nel 1936. Gli Imam della Turchia danno il via libera a matrimoni con bambine di soli 9 anni. Ciò che per noi è uno dei reati più abbietti, l’unione carnale con una bimba, per Ankara è una pratica diffusa.

Per la Diyanet turca, cioè l’unione islamica degli affari religiosi, le bambine si possono sposare dall’inizio della pubertà. Queste “spose bambine”, esattamente come accadde a Montanelli, sono vendute dalle loro famiglie. Per molti rifugiati siriani e irakeni oggigiorno vendere le proprie figlie ai turchi garantisce migliori condizioni di vita. Ci si dovrebbe indignare anche sul turismo sessuale europeo, di cui gli italiani tristemente occupano i primi posti. Il turismo è una piaga sessuale che per essere debellata va considerata nell’ottica del colonialismo. Non cambia nulla se nell’epoca del fascismo la pratica di avere schiave bambine si chiamasse madamato.

Forse adesso il trend sarà in netto calo a causa della pandemia che ha limitato gli spostamenti, ma negli anni scorsi erano 80 mila gli italiani che si mettevano in viaggio per fare sesso con un minore in un Paese povero o in via di sviluppo. Il giro di affari è imponente e segue di pari passo il traffico di droga e di armi. I Paesi maggiormente visitati sono quelli in cui povertà e corruzione facilitano la pratica. Le mete più gettonate sono il Brasile, la Repubblica Domenicana, la Colombia, la Thailandia, la Cambogia e l’Africa. Purtroppo il 95% di questi turisti sono professionisti apparentemente irreprensibili, come piloti d’aereo o uomini d’affari, in cerca di un’esperienza trasgressiva, una forma distorta di svago, con la convinzione edificante di portare ricchezza economica in questi Paesi in difficoltà. È su questo che dovrebbe concentrarsi oggi l’opinione pubblica, partire per abusare di bambini è un crimine contro l’umanità.

È giusto chiedersi allora dopo la morte di George Floyd, l’afroamericano morto in seguito a un intervento violento della polizia americana lo scorso 25 maggio a Minneapolis, se debbano essere abbattute statue in tutto il mondo?

Il dibattito della statua di Indro Montanelli a Milano si è riaperto dopo che le statue di Re Leopoldo II del Belgio, di Winston Churchill, di Cristoforo Colombo sono state vandalizzate. Le icone della storia vengono travolte dall’onda delle proteste antirazziste in tutto il mondo. Ma come detto precedentemente piuttosto che sul passato dovremmo riflettere sul presente. Quello che ci circonda oggi dovrebbe scuotere le nostre coscienze e non rievocare i fantasmi del passato. Dovremmo tutti concordare sul fatto che la rimozione di statue non cancella il sessismo e il razzismo che sono ancora presenti nella nostra società.


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