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Ci siamo. La nuova peste ha, finalmente, la sua immagine simbolo. La sospensione del Carnevale di Venezia, per decreto del governatore del Veneto Zaia, che, evidentemente , non ha potuto continuare ad opporre resistenza ad una pressione mediatica senza precedenti.

Ed al panico che questa ha ingenerato in un’opinione pubblica ridotta, ormai, a gregge impazzito. Pecore matte, e non uomini, per dirla con Dante .

E molto ci sarebbe da dire, certo, su questa campagna mediatica, o sul fatto che questo strano virus sembra prediligere esclusivamente le aree industrializzate. Come il nostro lombardo – veneto, che garantisce da solo oltre il 33% del PIL italiano…. Molto da dire, e molto, anche, da sospettare….

Ma non è questo il mio mestiere. Piuttosto mi colpisce la sospensione del Carnevale. Che non è nella tradizione di Venezia. Né, per altro, nella natura autentica del Carnevale stesso. Che, nel profondo, è una festa che ha a che fare con la Morte ed i morti. E quindi con funzioni apotropaiche. Per fugare la paura. Evitare il panico. E rinsaldare l’ordine attraverso un, breve, periodo di caos.

Perché il Carnevale si è sovrapposto ad antiche feste pre-Cristiane, legate, appunto, al culto dell’oltretomba. Quando gli spiriti escono e si aggirano fra gli uomini, sovente con atteggiamento beffardo. E con intenti inquietanti. Arlecchino, ovvero Hallequin nella leggenda medioevale, prima di diventare il servo sciocco della Commedia dell’arte, e quindi il Servitore di due padroni goldoniano, era un demone. Legato al mito nordico della Cavalcata Selvaggia.

I romani, quelli veri, a fine febbraio celebravano i Parentalia. Feste legate al culto dei Lari. Ma tutto il periodo era popolato da, inquietanti, presenze numinose. Febris, in primo luogo. Divinità della purificazione. E delle febbri, appunto. Ma anche Termine. Il Dio della Fine. Perché questo, secondo il Calendario di Numa, era il periodo che segnava la fine dell’anno. E l’inizio del nuovo con le Kalendae di Marzo. Periodo di metamorfosi, secondo i Fasti di Ovidio. E in tutte le metamorfosi si deve attraversare il regno della Morte per rigenerare la vita.

E il Carnevale, a stento accettato dalla Chiesa come premessa alla Quaresima, ha mantenuto i suoi caratteri originari. Una festa dei pazzi e degli spiriti, che scatenano il Caos. Necessario per ripristinare, alla fine, Il Cosmo. L’ordine.

Per questo è assurdo che, di fronte alla minaccia, più virtuale che reale, di questa nuova peste, si sospenda proprio il Carnevale. Che è festa del trionfo della vita sulla morte. E serve a fugare le paure, liberando la voglia di vivere, scatenando ebrezza e follia. Svelando gli istinti repressi e le passioni nascoste. Scoprendo, con le maschere il nostro vero volto. Quello che non osiamo ordinariamente rivelare neppure a noi stessi…

Alla notizia dell’ordinanza di Zaia, mi sono tornate in mente tante immagini del passato. Passato in parte vissuto, in parte letto e, soprattutto, sognato. E quindi più potenti e suggestive. Voli di angeli e saracino… Feste di commedianti nei Campi… Danze folli… Il Teatro del Mondo che galleggia nel bacino di San Marco… Fantasmi mascherati in gondola o in fuga, ridenti, per calli tortuose ed oscure. E uno splendente volto di Donna, uscita da un dipinto forse… Un volto la cui bellezza viene rivelata, non celata, da una dorata maschera istoriata, dai vaghi tratti felini…

E la malinconia mi ha afferrato in profondità…


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