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Ho letto l’ultimo articolo di Marcello Veneziani su “Il Tempo”: quello in cui se la prende col ditino puntato di certa intelligentsija di sinistra

Intendiamoci: Marcello è un genio, e sottoscrivo la maggior parte delle cose che dice. Però, secondo me, ha trascurato, all’interno del più vasto fenomeno dell’indiscutibile antipatia spocchiosa che alona gli happy few in salsa cocktail, la peculiarità più peculiare: il fenomeno Boldrini.

Sono portato a credere che mai, nella storia della politica repubblicana, qualcuno abbia attirato lo stesso odio, la stessa formidabile idiosincrasia di questa piacente e giunonica signora: non Fanfani, reso indigeribile dalla sua onnipresenza, non Andreotti, dall’immagine vaticanamente luciferina.

Con la Boldrini, gli Italiani hanno espresso in maniera altamente superlativa la loro atavica capacità di odiare il potente

Tant’è che, oggi, che la signora Boldrini ha lasciato il suo scranno presidenziale, per catechizzare altre platee, sul web assistiamo ad una vera esplosione di peana: un 25 aprile telematico, una gioia liberatoria ed esplosiva.

Perché, dunque, questa signora marchigiana quasi sessantenne ha captato così clamorosamente l’avversione del Paese?

Facile, direte voi: la sua ossessione anti-italiana, il suo eloquio precettivo e perennemente calato dall’alto, la sua arroganza, la sua intransigenza, il suo disprezzo per le persone comuni ed il suo amore sviscerato per tutto ciò che sappia di terzo mondo, la sua ridicola battaglia per la ridefinizione in chiave femminista della morfologia della lingua italiana.

Io, invece, dico che c’è, a monte di tutte queste, pur apprezzabili, motivazioni, una ragione più banale e, in qualche misura, più frivola: il naso.

Il naso della Boldrini è un’antenna per captare antipatia

Già Pirandello concentrò la sua attenzione sui nasi: celeberrimo è quello di Vitangelo Moscarda, che funge da detonatore psicologico in “Uno, nessuno e centomila”: il naso ci dice moltissime cose e ci induce a pensarne altrettante.

E il naso della signora Boldrini, che appare rifattissimo, ci racconta un intero poema: ha una piega parigina che in natura esiste di rado e ci induce a pensare che, su di un bel viso italico, sia stato plasmato da un chirurgo-coiffeur che si sia fatto un tantino prendere la mano.

I nasi rifatti, il più delle volte, tendono le narici, danno al volto un’espressione vagamente adenoidale e supponente, il “soma boldrinico”: insomma, la faccia da maestrina incazzata, secondo me, deriva alla Boldrini da questa scelta di farsi limare l’appendice.

Fateci caso: una tennista nizzarda, la Cornet, che ha un naso molto simile a quello boldriniano, gode di diffusa fama di piantagrane e di un’antipatia planetaria. Le attrici che sfoggiano, in un bel faccione pienotto, questi micronasi arricciati a colpi di bisturi, sovente ci suscitano un sentimento a mezzo tra la compassione e la stizza.

La Boldrini, con l’imponenza dei suoi modi e della sua persona e l’inconsistenza della sua canappia, sembra fatta apposta per suscitare il cachinno bestiale: mettici l’approccio non precisamente sottotraccia, l’aggressività politica che contrasta palesemente con il ruolo istituzionale, l’evidente avversione per il popolo italiano, troppo europeo per essere africano, ed avrai la risposta alla domanda posta poco sopra.

Per questo, la Camera deboldrinizzata è stata salutata da questa pletora di hurrà, da questo florilegio di “Bye bye Boldry!” che fa a pari con gli anni di insulti sanguinosi che hanno felicitato l’ex presidenta, durante il suo mandato.

Ci sono più cose tra la terra e il cielo, Orazio, che in tutta la tua filosofia… E, a volte, basta un naso per decretare un destino.


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