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Bene, sono passati più di cinquant’anni dal Sessantotto e ne sono passati più di cento dalla rivoluzione d’ottobre: credo sia tempo di tirare un minimo di somme. Intendiamoci, di somme alla Cimmino: somme da poveracci, mica roba di classe.

Le cose che accomunano questi due avvenimenti epocali sono molteplici: la partenza infarcita di buone intenzioni e le conclusioni catastrofiche, ad esempio. Oppure, la frenetizzante sensazione di stare cambiando il mondo, con il risultato di averlo, semplicemente buttato nel cesso e di aver tirato l’acqua.

La cosa, tuttavia, più interessante per me, alla luce delle più recenti notizie di cronaca, consiste nella rivelazione della stupidità strutturale del comunista: dell’ingenita ed irredimibile capacità di non imbroccarne una e di felicitare il mondo di cazzate, a ritmi industriali, con l’aria di chi stia spargendo pillole di sapienza. Questo, credo, accomuna Sansonetti e Vauro, Saviano e Jacopo Fo: il fatto che tutta l’allegra combriccola abbia sparato sesquipedali cazzate, senza nemmeno fare un plissé. E, soprattutto, senza mai avere detto: scusate, ero in bambola e ne ho detta una di troppo. Da Soccorso Rosso a Se ti muovi ti Stato, giù giù, fino alla raccolta firme per Battisti, che ricorda tanto quella, assai più imbarazzante, contro Calabresi.

A proposito, ve li ricordate quei 757 fenomeni che, nel 1971, scrissero quel capolavoro di stupidità politica? No, vero? Lo stesso accadrà per i 1.500 pirloni di oggi, state tranquilli. Tutti questi pensatori comunisti hanno combinato e ricombinato grandi e piccole catastrofi, hanno preso sfondoni epocali, hanno difeso delinquenti e assassini assortiti, con i toni severi e giusti di chi, unico nel pianeta, conosca la verità: solo che, invece, la verità era quella degli altri e le loro soltanto immani bischerate.

Prendiamo Sansonetti, icona virile del democratico pensante: a suo dire, nessuno sapeva cosa avesse fatto Battisti e nessuno conosceva la vera storia di Battisti. Sottintendendo che lui, invece, furbacchione, la sapeva e che, al momento opportuno, ce l’avrebbe rivelata: Battisti è un martire innocente, un capro espiatorio, vuoi mettere? E voi, che ne chiedete a gran voce il “redde rationem” siete solo reazionari ignoranti che non si documentano e che seguono gli impulsi della propria pancia.

Bene, il momento opportuno è arrivato: quel cuor di leone di Battisti, davanti alla prospettiva del carcere duro e con la segreta speranza di ottenere qualche favoruccio dal comprensivo Mattarella, ha calato le braghe, le mutande e il sospensorio. Più o meno come i tre quarti dei suoi eroici correligionari, due minuti dopo la cattura. E da quella bocchina che pare un bocciolo di rosa è uscita la confessione dei famosi quattro omicidi, oltre che di un numero imprecisato di gambizzazioni, rapine e altra comunisteria assortita. Alla fine, dunque, la gentaccia comune e volgare aveva capito giusto e l’astutissimo e documentatissimo Sansonetti non aveva capito una ciolla, insieme ai 1.500 geniali firmatari della letteronza pro Battisti.

Ecco, questo è il problema dei comunisti: che possono pure essere plurilaureati con lode e abbraccio accademico, possono sfoggiare un QI da fare impallidire Einstein, possono avere letto l’intera biblioteca del Trinity College, ma l’essere comunisti li rende immedicabilmente stupidi. Strumenti ciechi di una dabbenaggine filosofica ed esistenziale che impedisce di pensare liberamente: che avvelena la coscienza ed affumica la vista. Ed è tempo che si metta in chiaro questa loro minorità intrinseca: è tempo di riscrivere, alla rovescia, le parole di Berlinguer sulla superiorità morale, sul razzismo etico. Questi sono cretini: cattivi, magari, arroganti, ma, soprattutto, stupidi. E, come tutti gli autentici stupidi, non lo ammetteranno mai. Altrimenti, che stupidi sarebbero?


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