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Io? Sempre stato un fesso, mica male: fesso, figlio e nipote di fessi. Pensate che, senza risalire troppo indietro con gli ancestri, mio nonno pagava le tasse fino all’ultimo centesimo: e così mio padre, poveretto.

Fu inevitabile che anch’io, uomo di scarsa originalità e autonomia, mi accoccolassi nel rassicurante mainstream di famiglia: io sono quello che ti avverte se mi dai in resto più del dovuto, che fa i chilometri per non parcheggiare in divieto. Insomma, sono un vero fesso.

Ve lo racconto perché, con proverbiale ritardo, mi sono accorto di vivere in un mondo di furbi: “simply clever”, recita un noto slogan pubblicitario e “smart” si chiama una diffusa macchinetta. Io, invece, sono “simply dumb” e, se fossi un’automobile, mi chiamerei “goofy”. Non che non mi ci incazzi, intendiamoci: quando vedo che in certe zone d’Italia, assai più sveglie della mia, si evade il quintuplo che nel mio quartiere e non si assicurano auto, moto e immobili, neppure se si abita di fronte alla Guardia di Finanza, qualche domanda me la faccio.

Ma, come vi accennavo, sono un fesso madornale, un irrimediabile caso di fessaggine acuta e, così, faccio spallucce e tiro avanti. O, almeno, fino ad oggi è andata così. Perchè, ve lo devo proprio dire, il caso della capitana rasta che punta su Lampedusa, sbattendosene di leggi e divieti, ha rappresentato, per me, qualcosa più che un’illuminazione: è stata una sgorbiada de cervel, per dirla col Carlin Porta.

Orca, mi sono detto, questa è bianca, tedesca, ricca, parla cinque lingue (all’inizio erano tre, ma poi si sono moltiplicate) e fa quello che le pare: anch’io voglio fare quello che mi pare! Dentro di me, è maturato un colossale vaffanculo a questo benedetto Paese, che, da più di quarant’anni, mi spolpa, mi deruba, mi avvelena la vita, con le sue leggi, leggine, gabelle, codicilli, divieti e scassamenti di ciolla assortiti: vive la liberté!

In fondo, a parte il fatto che io non puzzo come un cane morto, le differenze tra me e la rasta sono minime: sono bianco (insomma, diciamo bianchiccio), italiano (ma con una suocera di Berlino, che qualcosa varrà pure), ricchetto (avrei voluto scrivere ricco, ma poi, la GdF, sapete…), parlo anch’io cinque lingue (sei col bergamasco): e voglio fare anch’io quello che mi pare, oggiù!

Siccome di scarrozzare sul Mediterraneo una torma di nerboruti aspiranti coglitori di solanacee non mi garba punto, dato che detesto il mare e, un pochino, anche i nerboruti, mi procurerò uno scassatissimo torpedone delle Autolinee Bergamasche, lo ribattezzerò “Land Bitch”, lo riempirò di padani semidecerebrati, e andrò a sfondare caselli e dogane di tutta Europa, al grido di: e che comande me, che! E, se tedeschi e francesi, belgi e batavi, mi diranno qualcosa, saprò ben replicare: ohè gente sanza civiltà, badate che sono bianco, italiano e ricco, e qui si fa come dico io!

Se, poi, dovessero bloccarmi fuori dal Benelux o sui Pirenei, renderò la mia corriera migrante un simbolo di democrazia e fratellanza universale: la “Land Bitch” sarà il vessillo della rivincita dei fessi. Sì, avete capito bene: dei fessi. Di quei poveri pirla che pensano che la legge sia uguale per tutti, compresi i bianchi, i ricchi…Adesso vedo tutto più chiaramente: noi abbiamo Razzi, loro Rackete, ma l’importante è stare dalla parte giusta. Finchè la dura…


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