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L’abuso è l’olocausto del 21 ° secolo

Ana Bella Estevez

C’è una donna a Siviglia con gli occhi verdi, un sorriso luminoso, un verbo infuocato e un nome proprio del barocco letterario – Ana Bella Estévez Jiménez de los Galanes – che non smette mai di ripetere che è possibile pensare in “positivo” anche di fronte ad una feroce situazione di violenza domestica: lei è Ana Bella Estevez che nasce a Siviglia il 27 agosto 1972

Si sposò quando aveva solo 18 anni e, anche se concluse il suo corso di ammissione per gli esami di accesso all’Università con il massimo dei voti, suo marito non le permise mai di andare all’Università.

Ascoltandola ora, così ottimista, fondatrice di una rete di supporto per donne che sono state maltrattate, è difficile immaginare che lei stessa venisse maltrattata e sottoposta per 11 anni a torture psicologiche dall’uomo che volle sposare ancora giovanissima.

Dopo aver terminato il liceo, Ana Bella andò in vacanza con suo padre a Marbella. Una mattina entrò in una galleria d’arte e in un angolo vide un uomo che dipingeva. Dopo alcuni minuti di conversazione, lui le regalò una sua foto; giorni dopo, Ana Bella gli inviò una lettera, ringraziandolo per il pensiero e andò immediatamente a cercarlo.

Quello era l’amore della sua vita, pensò. Il fatto che avesse 42 anni e lei 18 non sarebbe stato un ostacolo per loro ad essere felici. E pensava che il romanticismo sarebbe stato il cemento della loro vita futura. Nonostante l’opposizione di tutta la sua famiglia, se ne andò di casa per intraprendere questa nuova esistenza.

Presto, tuttavia, iniziarono le urla, gli insulti e le percosse. Gelosia e controllo: “Non uscire da sola. Non parlare con altri uomini. Non rispondere alle chiamate dei tuoi amici. Non leggere, non guardare la TV. Non camminare più di tre metri da me. Sii buona con me, se ti colpisco è perché ti amo“.

C’erano periodi di calma. E dopo i periodi di violenza totale. Ma la tensione e la disperazione erano costanti. Per futili, minimi motivi, lui non esitava a scatenare tutta la sua rabbia contro di lei. Ecco perché Ana Bella divenne presto un cumulo dolorante di terrore e singhiozzi. E in mezzo a tutto ciò nacquero i loro quattro figli.
«Mio marito mi disse: ‘La nostra vita è amore o morte”.

Un pomeriggio, mentre era seduta nella sala d’aspetto dell’Ospedale dove era solita accompagnare la suocera, vide un cartello sul muro dell’Istituto: “Donne rompiamo il silenzio“, vi era scritto e segnalava un telefono per chiedere aiuto.

Ana lo memorizzò, e, rientrata a casa, caricò i suoi figli in macchina e chiese aiuto: “Ho pianto e ho tremato mentre guidavo lungo la strada“. La figlia maggiore, che all’epoca aveva 11 anni, allungò la mano per accendere la radio: “Tu che sei così bella e così intelligente / ti meriti un principe, un dentista …“. E improvvisamente, al ritmo di quel ritornello del pop, Ana Bella ha intravisto la speranza di una nuova vita.

Rimase tre mesi, con i suoi quattro figli, nella casa adottiva, con assistenza psicologica e legale. Poi altri otto in un appartamento protetto mentre si avviava il processo di separazione.

Non è stato facile per me andare in tribunale per testimoniare: ero circondata dalla paura e dalla vergogna. Ma sapevo che dovevo. Per me e i miei figli. Per lasciare quel labirinto di orrore e tornare ad una vita indipendente”.

All’età di 30 anni, mi vedevo senza soldi, senza lavoro e senza una casa. Tutto ciò che avevo era un documento che diceva: “Ana Bella, vittima della violenza di genere” che ho stracciato ! Mi sono resa conto che ero una sopravvissuta e non una vittima. Avrei potuto rimanere a piangere, ma ho trovato invece un lavoro stabile in una compagnia telefonica e mi sono iscritta all’UNED per studiare legge. Purtroppo lavorando e con quattro figli, ci sarebbero voluti dieci anni per diventare un avvocato, e, quindi, se volevo aiutare altre donne che vivevano ciò che avevo vissuto io, dovevo fare qualcos’altro: una iniziativa che mi avrebbe permesso di creare una rete”.

Con incredibile forza ed entusiasmo, inizia a visitare Forum nazionali e internazionali invitando le donne a denunciare la violenza sessista, incoraggiandole a dichiarare di aver subito maltrattamenti senza con ciò annullarsi come persone.

Ana Bella scelse anche di iscriversi ad un gruppo di aiuto che dopo poco venne chiuso dal Consiglio comunale di Siviglia per mancanza di budget e, così decise di offrire la sua casa per continuare gli incontri con le donne vittime di violenza, poi chiese un prestito personale di 6.000 euro a Santander per comprare un piccolo negozio, e iniziò a studiare per redigere lo statuto, chiese consiglio ad altre associazioni e, infine, tre persone l’aiutarono a registrarlo.

Nel maggio del 2006, Ana Bella Estévez apre la Fondazione Ana Bella per l’aiuto alle donne maltrattate e alle madri separate, un’organizzazione senza scopo di lucro che offre sostegno alle vittime della violenza di genere, e nel 2007 la Società Servicios Integrales Solidarios, attraverso la quale offre opportunità di lavoro a oltre 120 sopravvissute alla violenza di genere. Grazie a questa iniziativa, ebbe il Premio imprenditoriale femminile 2009 dalla Andalucía Emprende Public Foundation.

Quello stesso anno la Fondazione Ana Bella vinse 25.000 euro in un concorso di progetti di inclusione sociale e con quei soldi organizzò una compagnia di catering per dare lavoro alle vittime. “È così che ci siamo sentite utili e rivalutate”.

Nel 2012 ha creato Ana Bella School for the Empowerment of Women.

Ana Bella è stata scelta come una delle 10 Donne Leader nel settore sociale in Spagna dalla rivista Mujer & Cía nel novembre 2012.
Nel 2014 ha vinto il Social Innovation Vision Award a Berlino.

La Fondazione Internazionale Ashoka ha selezionato Ana Bella come imprenditrice sociale in Spagna nel 2010. Un anno dopo, è apparsa sul quotidiano El País come uno dei 100 protagonisti globali dell’anno nella sezione “Leaders”.

Ana Bella, attraverso le sue continue testimonianze in TV, radio, stampa e social media (il suo ultimo video ha raggiunto 80 milioni di visualizzazioni), ha creato e guida il movimento delle sopravvissute, una rete mondiale di donne di circa 16.000 membri nei Paesi di lingua spagnola oltre alla Romania, il Canada e gli Stati Uniti, consentendo a 5.000 donne vittime di abusi ogni anno di liberarsi dalla violenza domestica.

Ana Bella è stata selezionata per partecipare a sessioni di lavoro con i Governi al fine di implementare nuove misure per proteggere le vittime e sostenere le sopravvissute.

La visione di Ana Bella è di reindirizzare l’energia sociale negativa dalla violenza verso l’empatia e la produttività, coinvolgendo i media, le donne sopravvissute, i Governi e le grandi multinazionali come responsabili dei cambiamenti positivi.

Ana Bella sta collaborando con Facebook per raggiungere – entro il 2020 – l’obiettivo di ampliare la rete di donne fino a 2 milioni di membri e generare con loro un effetto moltiplicatore come changemakers: ha dato voce a milioni di donne vittime di abusi in Europa, donne invisibili, senza aiuto perché solo il 14% di loro riferisce la propria situazione, per incoraggiare altre vittime a rompere il silenzio e liberarsi dalla violenza divenendo donne leader anziché vittime, trasformando la violenza subita per anni tra le pareti domestiche in un’arma di arricchimento e valorizzazione personale e professionale.

Nell’ambito del progetto “This Works! Idee e soluzioni per l’occupazione e la ripresa in Europa Meridionale” ha parlato in moltissimi Convegni della sua esperienza, descrivendo le attività della sua Fondazione, e da oltre 10 anni, Ana Bella aiuta le donne a ribaltare antichi tabù e inutili compatimenti: con la sua fondazione ha dimostrato che l’abuso subito può trasformarsi in forza costruttiva, l’isolamento passato in empatia presente, il perdono in grande capacità di empowerment.

Le donne che seguono il suo insegnamento non soltanto riescono a liberarsi ed emanciparsi rispetto alle violenze fisiche e psicologiche subite, ma danno vita a nuovi percorsi professionali acquisendo consapevolezza del proprio valore e delle proprie capacità.

Così dalla violenza si guadagnano forza di carattere e determinazione, dal timore vissuto si impara ad ricostruire le persone, l’abuso diviene perseveranza e la tolleranza un’arma per resistere alle situazioni di stress. Con una nuova logica vengono capovolti tutti gli stereotipi negativi sulle donne abusate, trasformandole in donne per veri asset strategici per le aziende.
E’ così che Ana Bella è riuscita nel tempo a stringere partnership strategici con vari soggetti pubblici e privati (tra cui Danone), creando un network di imprese interessate ad assumere le donne della Fondazione.

Il metodo di Ana Bella si basa su una potente rete all’interno della quale donne che hanno vissuto l’esperienza della violenza insegnano ad altre donne come riscattare la propria dignità, trasmettendo nel contempo nuove conoscenze professionali, dando così vita ad un riscatto sociale ed economico dall’effetto moltiplicatore: agente di cambiamento, “Changemaker

“Quando vieni reinserita nel sistema lavorativo spesso svolgi mansioni nell’ombra. Eppure il nostro passato ci ha insegnato a uscire dalle situazioni peggiori, a reggere la pressione: questa è una risorsa economica”.

Nel 2012 e 2013 forma oltre 200 ambasciatrici commerciali per imprese come Danone, ottenendo per tutte loro attestati di merito
Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, Ana Bella lavora a diversi livelli.

Attraverso una metodologia di formazione basata sull’esperienza, sta aiutando gli assistenti sociali a cambiare il modo in cui affrontano le donne maltrattate, dal punto di vista della vittimizzazione a un approccio di empowerment che aiuterà le donne a iniziare una nuova vita dal primo giorno, in base alle loro esigenze e sfruttando le loro capacità. Ciò evita anche la possibilità che una brutta prima esperienza con la pubblica amministrazione – spesso dovuta alla mancanza di empatia o eccessiva condiscendenza da parte dei lavoratori del servizio di supporto – possa dissuadere una donna dal seguire il processo di emancipazione dallo stato di violenza.

Per influenzare le future generazioni di assistenti sociali e psicologi, Ana Bella sta altresì sviluppando collaborazioni con molte Università per attuare programmi di tirocinio per studenti di questi corsi.

I diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano; lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell’umanità; il rafforzamento del potere di azione delle donne significa il progresso di tutta l’umanità. (Kofi Hannam)


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