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L’altro giorno, sono andato a fare una passeggiata sull’Ortigara, con mia moglie e mio figlio: una sgambatina di poco più di un’oretta che ci ha portato in uno dei luoghi più sacri a noi alpini e più drammaticamente suggestivi, tra tutti i luoghi drammatici e suggestivi del fronte italo-austriaco del 1915/18.

Ci ero già stato diverse volte, ma, questa volta, arrivato alla colonna mozza che, da quasi cent’anni, reca l’imperativo “Per non dimenticare”, osservando il bocia, che ormai ha ventun’anni, è alto come un granatiere e, in montagna, va il doppio di me, non ho potuto evitare alcune riflessioni, che vorrei estendere a voi, miei electomagici amici senza volto.

La prima è che, anche se i nostri ragazzi sembrano lontani anni luce dalla nostra Bildung, sotto sotto hanno sentimenti simili ai nostri: si tratta solo di insegnar loro che non sono una cosa di cui vergognarsi.

La seconda considerazione riguarda il fatto che mio figlio, e molti altri come lui, se qualcuno non avesse sospeso la leva, sarebbe stato, con ogni probabilità, un alpino: la quinta generazione di alpini di sua schiatta, per essere più precisi.

La prima indossava la divisa blu scuro e la bombetta alla calabrese: la quarta sono io, scalcinatissimo najone del Quinto, quasi indegno di portare la stessa penna di quelli dell’Adamello e del Grappa. La quinta non ci sarà. Perchè gli alpini, oggi, sono, per tre quarti almeno, non “alpini”: sono soldati di mestiere, che fanno il proprio dovere, ma che non hanno niente a che fare con quello che eravamo noialtri, sfigatissimi pennuti della naja scarpona.

E, ve lo confesso, lì, davanti a quella colonna, simbolo del sacrificio di 22 bellissimi battaglioni alpini, l’idea che l’annientamento delle penne nere, fallito dai Tognini, sia, invece, riuscito ad un parlamento di chiacchieroni e renitenti alla leva, un tantino mi ha disturbato.

Ma indietro non si torna, come dice l’adagio. E questa sarebbe la mia ultima considerazione, maturata tra un panino con la bresaola e un sorso d’acqua, seduto sulla cima del monte maledetto.
Indietro non si può tornare.

Oggi sento crescere, da molte parti, non ultima una significativa frangia dell’ANA, una forte nostalgia per la leva, che si concretizza in una serie d’iniziative atte a ripristinarla.

Educativamente, certo, sarebbe una gran cosa: una bella raddrizzata alle schiene dei nostri giovani. Anche giuridicamente non sarebbe poi così complicato: come accennato all’inizio, la naja è stata sospesa, non eliminata e, come si è sospesa, la si potrebbe riavviare.

Il problema è, invece, economico: la leva venne sospesa perchè troppo costosa o, almeno, questa fu la giustificazione che la politica offrì al popolo. Oggi, lo sarebbe molto di più, visto che, assai improvvidamente, migliaia di caserme e strutture varie del demanio militare sono state alienate o, più spesso, lasciate nel più completo abbandono, andando in malora. Ripristinarle sarebbe costosissimo, oltre che piuttosto complicato.

Bisognerebbe cambiare completamente visione strategica: eliminare le onerosissime operazioni di peacekeeping, che, spesso, servono a poco, e investire in controllo del territorio nazionale e in difesa stanziale.

Si potrebbe fare, mantenendo soltanto piccolissimi reparti d’élite e puntando sul presidio delle città, di cui ci sarebbe estremo bisogno: ma questo significherebbe una vera rivoluzione. Perchè, come al solito, l’Europa ce lo chiede: e, come al solito, qualcuno, per così dire, cce magna.

Resta l’idea di un servizio civile di qualche mese: tuttavia, con le tendenze educative di quelli cui, presumibilmente, verrebbe affidato l’addestramento di questi servitori civili, nonostante il caldo, rabbrividisco.

La verità è che gli alpini sono in via d’estinzione, come è in via d’estinzione il senso patriottico. Senza l’uno, gli altri non hanno senso. Così, non ci rimane che contemplare il nostro glorioso passato ed accontentarci di tener fede al motto dell’Ortigara: per non dimenticare.

Ma dimenticheremo anche quello, vedrete. Il figlio di mio figlio guarderà le vecchie foto dei suoi ancestri, con quei buffi cappelli, e si farà una bella risata, mangiando il suo couscous.


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