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Morire non di coronavirus quando pare che si muoia solo per il virus cinese. Piero Visani se n’è andato con l’ennesima provocazione, così come aveva trascorso tutta la vita. Non poteva certo rassegnarsi ad una fine identica a quella del gregge che tanto aborriva.

Uomo contro, sempre e comunque. Scomodo, fastidioso per chi aveva sempre preferito il politicamente corretto. Intellettuale catalogato a destra, benché lui odiasse ogni catalogazione e ancor più quelle di intellettuale e di destra. Polemologo, e pure polemico. Scrittore, saggista. Coraggioso e scomodo, inevitabilmente. Uno dei protagonisti di quella breve stagione della Nuova Destra, ricca di illusioni e, poi, ancor più ricca di delusioni.

Tutte qualità che avevano reso impossibile ogni suo rapporto con un centrodestra dove i sedicenti intellettuali sono degli squallidi peracottari. Piero Visani aveva preferito, giustamente, conservare i rapporti con le persone che stimava. Schifando le etichette, acuendo il suo odio per un sistema di vampiri che ha il suo emblema non in una bandiera tricolore ma nel logo dell’Agenzia delle entrate.

Forse, lasciando questo mondo, avrà sorriso pensando al dolore arrecato ai vampiri del fisco che non potranno più perseguitarlo.

Ci mancheranno le sue analisi, le sue riflessioni, la sua capacità di condividere pensieri e giudizi con brevi messaggi. Non mancherà a chi ha sempre patito per le sue sacrosante sferzate contro la banalità, contro il pensiero omologato, contro la rassegnazione che diventava un percorso politico di inesistente opposizione.


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