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Domani, ad Aosta, un europarlamentare milanese d’adozione e un deputato piemontese indicheranno le strategie di Fratelli d’Italia in Valle d’Aosta in vista delle prossime regionali. Non c’è da stupirsi e tantomeno da indignarsi.

I risultati ottenuti dalle destre valdostane (Lega esclusa) sono talmente disastrosi da rendere utile qualsiasi contributo esterno, persino da chi ha poca dimestichezza con la Valle.

In pratica si tratta di ripartire da zero, approfittando dei disastri provocati dagli avversari. Si gioca sul disgusto dell’elettorato che non ne può più di scandali, di liti, di errori strategici che hanno impoverito la Regione autonoma. Forse l’hanno impoverita più moralmente che materialmente, dal momento che le analisi di Bankitalia pongono sempre i valdostani ai vertici della classifica per i depositi bancari.

Dunque anche per Fdi si pone il problema di individuare candidati che possano essere credibili come parte di una nuova classe dirigente regionale. Mica facile. Certo, la speranza è quella di approfittare dell’onda lunga della crescita del partito meloniano un po’ in tutta Italia. Senza dimenticare, però, che la Vallée è differente, che esistono nuove spinte indipendentiste che vanno al di là della semplice autonomia. Mentre le resistenze di Fdi di fronte alle semplici richieste autonomiste del Doge Zaia in Veneto non dimostrano una grande disponibilità.

Domani si saprà anche se Fdi si presenterà in abbinamento con Forza Botulino sia in Regione sia alle elezioni comunali (lìder minimo permettendo). Di sicuro sarà in aperto contrasto con la Lega, tanto per ribadire la differenza rispetto all’Italia. Ma, più di tutto, si conoscerà il programma. Perché è vero che le idee corrono sulle gambe degli uomini, ma bisogna averle, le idee..


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