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Saper copiare è un’arte. Non è per tutti. Perché bisogna saperlo fare, saper scegliere cosa copiare e, soprattutto, da chi copiare. Alla Regione Piemonte non sono proprio delle aquile, in questo genere di attività. Scoppia il problema coronavirus e da chi decidono di copiare?

Non dal Veneto dell’ottimo Zaia, ma dalla Lombardia del modesto Fontana. Il modello cielle della Lombardia contro il modello Lega del Veneto. Sarebbe bastato persino il modello Toti, della Liguria, perlomeno per il dopo emergenza. Macché.

In compenso il Piemonte si è ben guardato dal copiare dalla Lombardia le strategie, di successo, per ciò che riguarda la montagna. Si è preferito il fai da te. Anzi, il non far nulla. Così si evitano gli errori, probabilmente. Si è creato un inutile assessorato alla Montagna che già, come concezione, rimanda all’idea che le Alpi siano un mondo separato. Da proteggere come un panda invece che da vivere giorno per giorno pensando al futuro.

Nessuna strategia, nessuna idea. Sarebbe bastato copiare da Stefano Bruno Galli (nella foto), assessore lombardo alla Cultura. Perché la montagna, senza cultura, è solo un terreno in pendenza. E Galli pensa che la cultura sia fondamentale in città, sui laghi, nelle campagne e pure sui monti. Bisogna puntare sulle eccellenze, valorizzare le peculiarità, garantire i servizi. Collaborando con l’università, e con Anna Giorgi è stato possibile creare un polo di eccellenza a Edolo. Oppure si poteva guardare al Trentino, chiedendo qualche consiglio a Mirko Bisesti, assessore alla Cultura anche lui.

Il modello piemontese, al contrario, prevede il nulla cosmico. E dal momento che ogni vuoto tende ad essere riempito, il vuoto del centrodestra di potere regionale viene riempito da una sinistra che ha preparato strategie di occupazione culturale ed economica in collaborazione con Università e Politecnico. Ma anche con la fondazione Lavazza dedicata alla montagna.

Le iniziative legate alla montagna avviate da chi non fa parte della compagnia sinistra vengono ignorate dal centrodestra di potere, da una Regione colpevolmente assente. Mentre a sinistra si fa sistema, si collabora, ci si promuove e premia a vicenda, si va sul territorio e si prepara la futura occupazione di ogni struttura. Ma poi a destra si lamenteranno per essere stati estromessi, senza capire perché.


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