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Diventare senatore con meno del 5% dei voti rispetto al totale degli elettori. Un’impresa da record, quella di Sandro Ruotolo, vincitore delle suppletive in Campania e sostenuto dal centrosinistra e dal movimento del sindaco di Napoli. Ruotolo ha ottenuto poco meno del 50%, ma a votare sono andati in pochi, anzi pochissimi: meno del 10% degli aventi diritto.

Il centrodestra fa polemica, ironizza sulla rappresentativa di un elettore con meno del 5% di consensi reali. Ma proprio il centrodestra non ha nulla per cui sorridere, dal momento che il suo candidato è riuscito a prendere molto meno di Ruotolo, praticamente la metà, precedendo di poco il candidato del Movimento 5 Stelle.

È evidente che tra i napoletani e la politica esiste un problema di rapporti. E diventa difficile credere ai media di servizio che esultano per il “nuovo scenario” che si apre per il centrosinistra. Con il 5% scarso dei voti? Non proprio un segnale convincente. Ma ancor meno convincente è la strategia di un centrodestra unito che si ostina a sbagliare candidati oltre che a sbagliare la classe dirigente praticamente in ogni parte d’Italia. Mentre i pentastellati, almeno a Napoli, ottengono un risultato decoroso, seppur sempre condizionato dal 91% di astensionismo.

Prossimamente si voterà per le suppletive a Roma e anche in questo caso le chances per il centrodestra appaiono ridotte ma non sembra che qualcuno ci faccia caso. Una sorta di rassegnazione in vista di non si sa cosa. Perché anche le prossime elezioni regionali potrebbero riservare brutte sorprese a Salvini, Meloni e a quel gruppo patetico chiamato Forza Italia.


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