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È tempo di Halloween. Il tempo in cui le streghe volano in tramonti infuocati e le loro risa vengono portate dal vento freddo che spazza già le vie della città. Tempo in cui fantasmi e spettri escono dai loro usuali rifugi e si aggirano nella notte.

Mentre, dagli antri nascosti nell’abisso dietro la coscienza del giorno, mostri e presenze inquietanti affiorano alla luce di quest’ultima fase di Luna.

Certo, Halloween appare sempre più come una sorta di Carnevale autunnale, importato dagli States: dapprima i bambini mascherati, dolcetto o scherzetto, poi, un po’ alla volta, feste per adulti, siti web e negozi zeppi di costumi da strega sexy… La chiesa che depreca, conservatori e tradizionalisti che si indignano, addirittura chi vi vede proiettata l’ombra lunga di Satana. Nella sostanza, e senza troppi voli pindarici, l’ennesima kermesse del consumismo di massa…

Tuttavia, si dovrebbe sviluppare la sensibilità per guardare oltre l’apparenza. Perché, certo, molti aspetti della modernità sono acqua sporca. Ma, come diceva Nietzsche, per restare puliti, oggi, si deve imparare a lavarsi anche con l’acqua sporca. Ovvero si deve riuscire a cogliere l’essenza magica dietro la parvenza banale delle cose. E dei tempi. E, appunto, quello che oggi chiamiamo Halloween è un momento magico, un tempo straordinario. E lo è da epoche remote.

Oggi tutti, più o meno, citano il celtico Samahin. E sovente anche a sproposito. Qualcuno ricorda tradizioni più nostre, i dolci – fave od ossi – di marzapane , le zucche intagliate – che sono roba italiana, visto che il Jack The Lantern irlandese per lampada usava una rapa – con funzione apotropaica. Come le antiche protomi gorgoniche dei templi greci. Da cui, con ogni probabilità, derivano… Ma in sostanza, presso tutti i popoli e tutte le culture i giorni a cavallo fra ottobre e novembre venivano celebrati come un passaggio critico dell’anno. Un passaggio irto di minacce e popolato di presenze inquietanti.

Perché è uno dei quei momenti in cui le Porte del Regno Oscuro si spalancano. E ne emergono i nostri timori più nascosti. Le nostre paure e quelle ombre del subconscio che cerchiamo di negare con la ragione. Quelle porte sono come quelle della Barad-dur, la rocca di Sauron, in Tolkien. Porte che, spalancandosi, vomitano Orde di Orchi, Urukai, Goblin…

Facile, troppo facile collegare tutto questo con il nostro, famoso ed ipotetico, inconscio. Ridurre tutto a psicoanalisi spiccia. Piuttosto mi piace pensare alla, romantica, Anima dei Popoli. Ed al suo collegamento con lo Spirito del Tempo. Che in questa stagione si manifesta col volto di una folle sarabanda gotica.

Perché Halloween, a ben vedere, è un’architettura neogotica animata. Un cartone dei Gargoyles e, in parte, una sorridente parodia in stile famiglia Addams.

E il gotico esprime non un vago inconscio intessuto di complessi freudiani, ma una ben più profonda realtà interiore.

Alla fin fine si torna sempre a lui, a Dante. Che, come scrive Harold Bloom da poco scomparso, ha detto tutto, intieme a Shakespeare. E la Commedia è una cattedrale gotica. Con le guglie che svettano verso la luce dell’Empireo, rifratta in infiniti colori dalle vetrate.
Ma sul fondo vi è la tenebra. E tutto intorno basilischi e altri mostri, demoni delle più diverse ascendenze. Volti spettrali. Incubi. L’inferno appunto.

Ma attraversare quell’Inferno è necessario per giungere alla luce. A Beatrice. L’Amica. La Donna che si cela dietro tutte le parvenze del femminile. E che alla fine, certo, si rivela. Ma la luce non esiste senza la tenebra. E l’Angelo è già presente nella Strega che danza sfrenata con i capelli sciolti al vento. Nella notte di Ognissanti. Proviamo, dunque, a guardare con occhio diverso questo Halloween. A cogliere ciò che urge, come forza profonda, dietro la parvenza di una festa un po’ infantile e stralunata.


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