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Senatrice, faccia togliere i segreti sui documenti degli archivi di Stato!

Dal palco del teatro Ariston di Acqui è stato Stefano Zecchi, premiato come Testimone del Tempo all’Acqui Storia, a rivolgersi alla senatrice a vita Liliana Segre, anche lei tra i premiati. Già, perché nel corso delle presentazioni dei volumi che hanno vinto nelle sezioni Scientifica, Divulgativa e Romanzo Storico, è emerso che gli archivi di Stato italiani continuano a rappresentare l’inferno per i ricercatori.

Mentre all’estero, dalla Russia agli Stati Uniti ed alla Gran Bretagna l’accesso ai documenti è molto più agevole. Non su tutti, ovviamente. I misteri britannici sul carteggio Churchill Mussolini sono destinati a rimanere tali. Senza trascurare i documenti fatti trapelare per operazioni di disinformazione.

Ma tornando all’Italia, gli storici non si lamentavano per i segreti di Stato relativi alle menzogne sulla strage di Bologna (che proseguono per non infastidire le verità ufficiali palesemente false) o su Ustica. Vicende troppo imbarazzanti per illudersi che lo Stato incolpi se stesso o gli alleati. Basterebbe molto meno. Ad esempio che venissero resi noti i nomi dei 7 parlamentari del Pci che, negli anni della Guerra Fredda, tradirono il loro partito fornendo informazioni ai servizi segreti italiani.

Si conosce l’episodio ma i nomi restano tabù anche se i protagonisti sono ormai tutti scomparsi. Meglio non sapere, meglio non ricordare. La ricerca storica rischia di fare emergere verità scomode. Dunque conviene lasciar perdere. D’altronde l’appello pubblico di Zecchi non ha avuto risposta.


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