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Creatura leggera di un secolo leggero” scrisse di Goldoni il De Sanctis. Era una critica, feroce, non tanto del grande commediografo, il cui genio non poteva non riconoscere, ma dell’epoca di cui questi era stato cantore ed incarnazione: il ‘ 700 .

Il secolo che si era aperto al ritmo manierato del minuetto, e chiuso col canto forsennato della Carmagnola.

Secolo leggero per antonomasia, dove gli amori erano gioco, e gioco persino le guerre, con le truppe lucenti di alamari e generali a cavallo che le dirigevano come in una partita a scacchi. Talvolta con un ventaglio in mano per allontanare i miasmi della polvere da sparo, come Federico il Grande di Prussia.

Poi sarebbero venuti i disperati assalti alla baionetta di armate di straccioni e gli ancor più disperati e tormentosi, amori romantici.
E il ‘ 700 sarebbe stato bollato come Secolo leggero.

Tuttavia leggero non è sinonimo di superficiale. Newton, Kant, Lessing, Mozart stanno lì a dimostrarlo.
Mozart su tutti : una musica che allieta, seduce, rasserena e tuttavia svela misteri e spalanca abissi. Se ne dubitate, andate a risentirvi il Flauto Magico.

La leggerezza è la capacità di cogliere l’essenza della vita e del destino, amandoli per quello che sono. Cogliendo la bellezza dell’attimo, senza filare nebbia, senza alimentare paure. Senza temere gli spettri del futuro.

Leggerezza era quella con cui gli aristocratici affrontavano sorridenti la ghigliottina, tra le urla, grevi e volgari della folla. Un sorriso segno di inequivocabile superiorità.

Non solo il secolo XVIII. Anche il primo ‘ 900 vide il trionfo effimero della leggerezza. Anticipato, nel chiudersi della stagione del pesante realismo, dal sorriso disincantato e ironico del Dandy. Andrea Sperelli nelle sue molte declinazioni sino a quella genialmente parodistica del Gastone di Petrolini.

E la leggerezza connotò anche le prime Avanguardie, il Futurismo folle del Mafarka di Marinetti, le parole in libertà, l’assurdo dei Dada e i deliri surrealisti e visionari dell’Angelica e le notti di Maggio di Savinio.

Nell’ecatombe della Grande Guerra leggero fu lo spirito degli Arditi, dei loro canti ebbri e follemente allegri. E in fondo leggero fu il primo Fascismo. Quello della paidocrazia, un governo di giovani balzati dalle trincee, quando Margherita Sarfatti organizzava le grandi mostre d’arte d’avanguardia a Parigi e Milano, per poi correre a Roma per raggiungere un Mussolini ancora giovane e appassionato.

La leggerezza non è assenza di interesse e passione. All’opposto è la capacità, rara, di amare e di dedicarsi a qualcuno e qualcosa senza soffrire, né, soprattutto, far soffrire. È creatività dionisiaca, il volto di una splendida Menade, uscita dall’officina di Skopas, ebbro e sognante.

La nostra epoca, tanto greve quanto superficiale, dovrebbe riscoprirne l’incanto. E il potere di rigenerazione.


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