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La millenaria storia d’Europa è contraddistinta da un elemento costante: l’ambizione dei Francesi ad esserne egemone, contro tutto e tutti, seppure mai soddisfatta.

Da quando la Francia può considerarsi una nazione ben definita, nello scenario geopolitico europeo, essa ha sempre cercato di assumere il controllo dell’intero continente (perlomeno della sfera occidentale) segnandone il corso della storia e il pensiero prevalente.

La prima configurazione politica che può essere indicata come Francia è quella relativa al regno cristiano dei Franchi, costituitosi alla fine del V secolo d.C., appena dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente: re Clodoveo I condusse il suo popolo alla conquista del Regno di Siagrio (poi ribattezzato Neustria), che gli consentì di assumere il titolo di Rex Romanorum ed essere quindi incoronato e “unto” quale Davide del “nuovo popolo eletto” di Dio (509 d.C.).

Nonostante la presenza di regni e popoli barbari tutt’intorno, nonché del potentissimo Impero bizantino, nei secoli a venire il regno franco si allargò fino all’Ebro, al Meridione d’Italia e ai limiti orientali rappresentati dai corsi dell’Oder, della Morava, del Danubio e della Drava: era la dimensione dell’Impero carolingio, nato quando Carlo I “detto il magno” fu incoronato nella notte di Natale dell’800 d.C. dal Papa a San Pietro a Imperator Romanorum secondo l’antico rituale degli imperatori romani. Una mossa politica che non piacque allo stesso sovrano e nemmeno all’imperatore di Bisanzio, erede della grandiosa tradizione antico romana, che relegò il nuovo Imperium in Pars Occidens ad un ruolo subordinato. Forse immaginando che sarebbe durato poco…

Perché i Franchi erano germani, pertanto usi alla ripartizione dei possedimenti fra fratelli, che spesso dopo si combattevano per strapparsi le proprietà reciproche. E così avvenne col Trattato di Verdun (843 d.C.), che divise l’impero carolingio in tre parti, la più occidentale delle quali divenne il nucleo del futuro Regno di Francia. Anch’esso sottoposto al primato dell’Imperatore (inizialmente con sede a Aquisgrana), pure quando quel titolo passò nelle mani delle dinastie tedesche (dal 962 al 1254 d.C.): i Francesi avevano perso il potere a causa delle continue guerre fra membri e discendenti della dinastia carolingia e si erano frazionati in numerosi feudi, tutti ambiziosi di indipendenza ed egemonia, sebbene riconoscessero nella dinastia dei Capetingi il punto di riferimento. Ma fu una storia di lotte e faide riottose continue, anche all’interno della casata regnante, formalmente sottomessa all’autorità suprema dell’Imperatore e anche del Papa di Roma.

L’indipendenza de facto dei Francesi venne proclamata da re Filippo II Augusto al termine della battaglia di Bouvines (1215 d.C.), quando dopo aver sconfitto gli eserciti imperiale e inglese alleati espresse il brocardo superiorem non reconosces col quale intendeva dichiarare la totale sovranità della Francia da chicchessia. Anche fosse la Chiesa di Roma, che proprio in quell’epoca andava ribadendo il proprio ruolo di superiorità rispetto a ogni regno o re cristiano d’Europa: al punto di sequestrare il Pontefice da San Pietro e renderlo prigioniero ad Avignone (1306 d.C.), dov’era più facile controllarlo e piegarlo ai voleri del re francese. Fu l’inizio di una lunga epoca di conflitti religiosi e militari che videro la Francia nel ruolo di potenza che mirava all’egemonia in Europa, contro tutto e tutti.

Ne seguirono quindi lo Scisma d’Occidente, che divise la Cristianità in due fazioni per oltre un secolo (ricomposto nel 1417 d.C.), con Papi, Antipapi e re cristiani contrapposti per motivi di fede e di potere. Che s’intrecciò all’infinita Guerra dei 100 anni (1337-1453 d.C.) contro l’Inghilterra e i più potenti feudatari del regno francese (Borgognoni e Borboni, tutti parenti diretti dello stesso sovrano francese!). Cui seguì la guerra per il controllo dell’Italia e del Mediterraneo con il Regno di Aragona, prologo di un conflitto ancora più vasto fra la Francia e l’Impero degli Asburgo (Guerre d’Italia, 1494-1544 d.C.), che si trasformò poi in guerra di religione con la “cattolicissima” Spagna, determinata a spegnere i focolai della Protesta in tutta l’Europa occidentale. Furono secoli che videro la Francia giocare con gran abilità sul piano diplomatico e con alterni successi in campo militare, ma sempre raccolta nei suoi antichi confini dei Pirenei, della Lotaringia e delle Alpi italiane.

La Francia era consapevole da tempo di essere lo stato più popoloso e potente d’Europa, anche se le Fiandre e l’Italia erano molto più ricche e il Sacro Romano Impero occupava la maggior fetta dell’Europa continentale. Così re Luigi XIV (che si definì “re sole”) tentò di prendersi quei ricchi territori confinanti e di sfidare l’egemonia imperiale sul continente, ma fu ripetutamente sconfitto sul campo, sebbene riuscì a mettere un suo nipote sul trono vacante di Spagna ( dinastia Borbone). Ne seguirono altri decenni di guerre per il controllo di parti dell’Italia o di regni vacanti in giro per l’Europa (guerre di successione), mentre a Parigi si sviluppava il “movimento dei lumi” che in breve tempo pervase tutto il paese e diede vita alla Rivoluzione Francese (1789 d.C.). Così la Francia si intestò la battaglia per le libertà dei popoli e la diffusione dei diritti umani e della democrazia in Europa (anche se era un fenomeno originario degli Stati Uniti d’America) e con Napoleone Bonaparte tentò di porsi alla guida del restaurato impero cristiano d’Europa (1806 d.C.): ma anche stavolta durò poco e a Waterloo i Francesi subirono l’ennesima sconfitta sul campo, compensata da una nuova vittoria diplomatica al Congresso di Vienna che salvò la Francia da una sicuro declassamento e ridimensionamento geopolitico.

Ma si sa, “il lupo perde il pelo…” e col ritorno dei Bonaparte al potere (Napoleone III) la Francia tornò alla grandeur imperiale, che però venne smorzata nuovamente dai tedeschi con l’umiliante sconfitta di Sedan (1870 d.C.), riportando i transalpini nell’alveo dei confini tradizionali. La Francia ormai era divenuta repubblicana e democratica e continuò a fare proselitismo in Europa, senza mai rinunciare all’ambizione egemonica e di potenza. Così costruì uno dei più vasti imperi coloniali (tuttora esistente!) e tornò a contrapporsi alla forza imperiale tedesca e a mirare al controllo dell’Italia e degli altri stati confinanti.

Uscita dalla Prima Guerra Mondiale con pesanti danni e perdite, vincente senza aver vinto sul campo, riuscì nuovamente a imporsi al tavolo negoziale e ottenere vantaggi sugli altri stati (in primis l’Italia…). Ma durò poco e anzi divenne la causa della revanche tedesca e della nascita del regime nazista, che nel 1940 d.C., in pochi mesi, sconfisse la Francia sul campo e ne occupò l’intero territorio. Anche questa volta, la carta della diplomazia consentì ai Francesi di ottenere vantaggi politici ed economici sui tradizionali rivali tedeschi e italiani, imponendo la costituzione della Comunità Europea per preservare la pace e la democrazia sul continente (Trattato di Roma, 1957 d.C.).

Sconfitta nuovamente nella guerra civile in Algeria (1956 d.C.), trovò in De Gaulle il nuovo interprete della grandeur francese, alleata di ferro alla Gran Bretagna e agli Usa nella Nato e al tavolo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, tornò a dominare la politica internazionale per decenni e a condizionare quella europea fino a oggi. Col nuovo presidente Macròn che ambisce chiaramente a guidare l’Europa verso una nuova conformazione politica “a uso e consumo” della Francia e marcatamente influenzata da un disegno ideologico di matrice illuminista e globalista.

Quali siano i motivi di una simile sfrenata ambizione egemonica dei Francesi non è chiaro. Nonostante secoli di sconfitte umilianti e conflitti interminabili scatenati in tutta Europa, i gallici non hanno ancora rinunciato a quell’obiettivo. Però il tempo sembra essere finito, e anche la pazienza degli altri europei.


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