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Se gli anni 80 non erano stati un granché, il decennio successivo si avvia al termine evidenziando una drammatica carenza di ispirazione degli autori ed una mancanza di qualità degli interpreti.

Le eccezioni ci sono, ma diventano sempre più rare. D’altronde è l’Italia intera ad essere in crisi e la musica rispecchia il declino del Paese.

Tralasciando la classifica dei singoli, dove bisogna scendere al sedicesimo posto per trovare Nek con Laura non c’è (ma sono pochi i brani italiani tra i primi 100), anche tra gli album sono decisamente scarsi quelli che hanno conquistato una notorietà in grado di sfidare il tempo. E si parla di pochi anni, non di decenni.

Bocelli domina con Romanza (Con te partirò, Il mare calmo della sera, Vivo per lei, Miserere) che fa credere agli italiani di aver ancora gusto per il bel canto. Pino Daniele esce con Dimmi cosa succede sulla terra (Che male c’è) e Jovanotti con L’albero (Bella, Per la vita che verrà). Però Zucchero, Ramazzotti, Ligabue scelgono di presentare raccolte dei loro successi precedenti. I Litfiba presentano Regina di cuori nell’album Mondi sommersi e poi l’immancabile raccolta. E lo stesso fa Patty Pravo che, però, inserisce l’intenso brano sanremese E dimmi che non vuoi morire insieme a brani storici quali Ragazzo triste, Col tempo, A modo mio, Non andare via.

Per fortuna ci sono gli 883 a ravvivare la scena con La dura legge del gol (Nessun rimpianto, Un giorno così, La regola dell’amico, Finalmente tu, Andrà tutto bene, Non ti passa più). Considerando quanto hanno resistito le singole canzoni del disco, sono loro i protagonisti del ‘97. Giorgia Mangia troppa cioccolata, Cocciante è Innamorato, Mina è Leggera (e presenta un secondo album con una raccolta di brani che spaziano da Vedrai vedrai a Insieme e Io vivrò). Oxa utilizza la canzone del Festival, Storie, per trainare un album di tracce già note; Venditti ripropone i successi, così come Battiato, De Gregori, Battisti, i Nomadi (da Crescerai a Dio è morto, sino ad Hasta siempre comandante), Zero, Vasco, Elio e le Storie Tese, De André.

Certo che è meglio riascoltare Battisti o Zero degli anni 70 piuttosto dell’album di insuccessi di Morandi in Celeste azzurro e blu o le interpretazioni ipocrite di Baglioni che fa il politicamente corretto e allineato ospitando persino Fazio nel suo disco Anime in gioco in cui si cimenta con El pueblo unido o Donna felicità. Vecchioni è un Bandolero stanco (La stazione di Zima), Consoli si definisce Confusa e felice, Marina Rei solo Donna. Riappare Julio Iglesias con una raccolta di Tanghi (Volver, El choclo, Adios Pampa mia, Mi Buenos Aires querido) e compaiono in classifica i Sottotono (Sotto effetto stono). Irene Grandi canta Che vita è, Niccolò Fabi fa Il Giardiniere, Spagna in versione italiana presenta Indivisibili mentre Paola Turci è Oltre le nuovole. Di Cataldo sta Crescendo, Frankie Hi Nrgmc si fa ricordare più per la sigla che per La morte dei miracoli (il miracolo è l’attimo di notorietà), Samuele Bersani si dedica al Giudizio universale e Paola e Chiara, dopo Sanremo, pubblicano Ci chiamano bambine.

Sanremo, appunto. Un’edizione che può essere ricordata sia per la vittoria della meteora dei Jalisse (Fiumi di parole), sia per le canzoni modeste dei presunti big. Rari i successi che saranno ricordati e ricantati. Oxa è seconda con Storie, Syria alle sue spalle con Sei tu. Ha più successo Silvia Salemi con A casa di Luca mentre sono dimenticabili i brani presentati da Leali, Oro, Ranieri, Al Bano, Cutugno. Meglio Nek (Laura non c’è), Patty Pravo (E dimmi che non vuoi morire), i Pitura Freska (Papa nero, una premonizione di Bergoglio). Meglio persino i Ragazzi italiani con Vero amore.

Tra le nuove proposte vincono Paola e Chiara (Amici come prima) e si mettono in luce Alex Baroni (Cambiare) e Fabi (Capelli).

Cos’altro ricordare del modesto ‘97? Turci che canta Sai che è un attimo, Ruggeri e La gente di cuore, Tozzi con Quasi quasi, gli Stadio con Ti mando un bacio. Davvero poco.


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