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Se stiamo insieme (ci sarà un perché). Nel 1991 non erano Salvini e Di Maio a porsi qualche domanda in proposito bensì Riccardo Cocciante che vinse il Festival di Sanremo con quello che sarebbe diventato un tormentone per innamorati. Non tutti capolavori quelli presentati sul palco dell’Ariston ma c’erano state edizioni precedenti di livello ben più modesto.

Ed anche tra gli album lanciati nel 91 non mancano brani di qualità. Eppure il 45 giri più venduto quell’anno è Rapput (Senza fiato), una sorta di giochino musicale di Claudio Bisio e Rocco Tanica.

Se si pensa che si vertici delle classifiche compare anche Ti spacco la faccia, del Gabibbo, ci si può render conto dei livelli musicali del pubblico.

Il tempo, in questo caso, è servito a fare un po’ di giustizia. Sono comunque poche le canzoni del Festival ancora ricordate. Alcune perché non “facili”, come Spalle al muro di Zero, arrivata seconda. Perché lo fai, di Masini, era già meno complicata e infatti ha venduto molto di più. Così come Gli altri siamo noi, di Tozzi, inserita nell’album del cantante torinese insieme a Gli innamorati, Ciao Lulù, L’amore è quando non c’è più.

Ma Sanremo ha il pregio di portare alla ribalta un’accoppiata mal assortita ma di qualità e di successo. Bertoli ed i Tazenda interpretano Spunta la luna dal monte, versione italiana di Disamparados. Bertoli era il cantante politico dell’ultrasinistra, mal sopportato dai compagni radical chic, i Tazenda un gruppo guidato da Andrea Parodi che aveva recuperato la lingua sarda facendo apprezzare in tutto il Continente brani tradizionali come No potho reposare. E la strana accoppiata conquistò non solo le giurie ma anche il grande pubblico.

Meno ricordate le canzoni di Minghi (Nenè) e Mietta (Dubbi no) mentre le storie private di Al Bano e Romina hanno riportato in auge Oggi sposi. Bene anche Io ti prego di ascoltare di Fogli, Oggi un Dio non ho (Raf), Siamo donne (Jo Squillo e Sabrina Salerno), In questa città (Bertè). I Ladri di biciclette propongono Sbatti ben su del Be Bob e Jannacci avrebbe meritato maggior fortuna con un brano difficile come La fotografia. Così come Casale con Terra o Mirella Nava con Gli uomini. Non memorabili Fiordaliso (Il mare più grande che c’è), De Crescenzo (E la musica va), Di Michele (Se io fossi un uomo), Bella (La fila degli oleandri).

Tra i giovani vince Vallesi con Le persone inutili (un Festival nel complesso non molto allegro) e si mettono in evidenza Irene Fargo, Rita Forte, Marco Carena, Bungaro insieme a Mario Canidi e Rosario Di Bella.

Tra radio private e concerti, la musica italiana prosperava, più o meno, anche al di là della manifestazione sanremese. È vero, in mancanza di fantasia proliferavano gli album che erano semplici raccolte di successi precedenti, propri o altrui. Ramazzotti in concerto, Vasco live, Mina con le immancabili interpretazioni annuali di brani di ogni genere, i Pooh che raccontavano la loro già lunga storia, Zucchero live dal Cremlino, Venditti alle prese con il proprio Diario, e ancora Concato, Zero, Nannini, una seconda raccolta di Vasco, Morandi, De André con due raccolte, Finardi, Pavarotti, di nuovo Zero.

Vecchioni, perlomeno, esce con una raccolta ma anche con un album come Per amore mio (Tommy, Che dire di lei, Piccole donne crescono e Quelli belli come noi interpretata con lo sfortunatissimo Francesco Nuti). Scelta analoga a quella di Venditti che lancia il 33 Benvenuti in paradiso (Amici mai, Dolce Enrico, In qualche parte del mondo). Masini, sull’onda lunga di Sanremo, presenta Malinconoia (Cenerentola innamorata, Ti vorrei) e Raf si dedica ai Sogni (Interminatamente). Vallesi canta Le amiche ed i Ladri di biciclette si sentono Figli di un Dio minore.

Battiato, in un album dal titolo insolito, Come un cammello in una grondaia, lamenta la situazione della Povera Patria, Pino Daniele è perso Tra muse e magia mentre Celentano si proclama Re degli ignoranti. Non ha successo il nuovo Lp di Antonacci, Adagio Biagio, mentre vanno meglio Jovanotti con Una tribù che balla (Muoviti muoviti), Ligabue con Lambrusco coltello rose & pop corn, ma soprattutto Paoli che ritrova l’ispirazione con Matto come un gatto che contiene brani quali Quattro amici, Saremo una canzone, Un sorriso gratis, Piccola signora. Senza dimenticare gli Stadio e Siamo tutti elefanti inventati (Generazione di fenomeni, Ho bisogno di voi).

Bertoli, che ha conquistato il pubblico di Sanremo, si rilancia e canta vecchi successi insieme a Mannoia, Concato, Di Michele) mentre i Tazenda approfittano della notorietà per presentare Murales (Mamoiada, Naneddu, Disamparados). Fiorello, invece, insiste con Nuovamente falsi interpretando brani celebri a partire da quelli di Battisti.

Tra le canzoni di quell’anno più ascoltate successivamente non può mancare Senza una donna nell’interpretazione di Zucchero e Paul Young che nel 91 vende meno di Ulula (Faletti), di Ballando Suca Dance (Carrà), Una domenica con te (Ricchi e Poveri), Ovelè Magidì (De Piscopo), Gioconda (Litfiba), ‘O scarrafone (Pino Daniele), A…mare (Scialpi), Peter Pan (Ruggeri). Non tutte sopravvissute al giudizio del tempo.


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