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Ad Maiora Media riporta una corretta analisi sul rapporto tra Lega e Partito Sardo d’Azione per trasformare la Sardegna in una sorta di laboratorio dell’autonomia in Italia.

I recenti risultati elettorali nell’Isola dimostrano che non si tratta solo di un accordo tattico ma che l’intesa è davvero profonda. In realtà, però, non si tratta del primo laboratorio avviato, anche se il primo riuscito.

Parecchi anni orsono, prima ancora della nascita della Lega Nord, gli autonomisti piemontesi avevano iniziato una proficua collaborazione con gli indipendentisti valdostani che avevano aperto loro le porte di catalani, baschi, bretoni (con gli occitani esisteva già un filo diretto). Esisteva, nella Vallée, una corrente arpitana profondamente critica nei confronti dell’autonomia valdostana accusata di aver venduto l’anima in cambio dei buoni per la benzina, l’alcol, lo zucchero.

Anche successivamente, con la nascita della Lega Nord, non sono mancati i tentativi di iniziare un percorso comune con gli autonomisti valdostani, ma il denaro diffuso a pioggia aveva ridotto drasticamente il numero degli oppositori alla Regione-padrona. Così a Excenez, sopra Aosta, l’arpintanista Joset Henriet festeggiava il solstizio con il leghista Borghezio e con autonomisti sardi, savoiardi e vallesi. Ma senza più l’illusione di un percorso politico. Esclusivamente culturale e di piccolissima nicchia.

Ora, invece, in Sardegna si può già sperimentare una collaborazione istituzionale. Non ci sono le montagne di denaro sperperato in Valle d’Aosta per comprare le coscienze invece di investire su un nuovo modello di sviluppo. La disoccupazione a livelli inaccettabili, infrastrutture disastrate, un’agricoltura che ha bisogno di radicali cambiamenti, un turismo culturale con immense potenzialità mai sfruttate: le debolezze della Sardegna possono essere il punto di forza per un laboratorio di idee e di realizzazioni da esportare in Continente.


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