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1959:

in un incidente aereo perdono la vita i giovani musicisti Richie Valens, Buddy Holly e The Big Bopper, a Cuba il dittatore Batista abbandona l’Avana mentre Fidel Castro entra nella capitale in testa alle sue truppe, l’Unione Sovietica lancia nello spazio il primo oggetto costruito dall’uomo, mentre in Italia Aldo Moro diventa il nuovo segretario della Democrazia Cristiana; ecco la prima parte degli album che hanno segnato la storia della musica in questo anno:

Mingus Ah Um” di Charles Mingus

Charles Mingus era un personaggio fuori dalle righe, violento, complesso e complessato a causa delle feroci discriminazioni subite, ma capace di una infinita dolcezza; questi due estremi rivivono nella sua musica ed in particolare nell’album “Mingus Ah Um”, un omaggio alla storia del jazz.

L’album si apre con note di basso di “Better Get It In Your Soul” per dare importanza al ritmo e alla composizione che Mingus ha in mente, un tributo alla tradizione gospel-soul.

Nel secondo brano, “Goodbye Pork Pie Hat”, si omaggia il sassofonista Lester Young, con fraseggi morbidi e delicati di tenore e a seguire arrivano la divertente “Boogie Stop Shuffle” e “Self-Portrait in Three Colours”, in cui si possono notare sfumature noir da pellicola cinematografica.

Open Letter to Duke” è un tributo a Duke Ellington, con fastosi cambi di tono e trombe ritmatissime.

Un altro omaggio di Mingus è per Charlie Parker in “Bird Calls”, in cui il duetto di sax imita degli uccelli impazziti che pian piano vengono addomesticati.

L’album prosegue con “Fables to Faubus”, un attacco ad un senatore dell’Arkansas noto per le sue opinioni razziste, e con “Pussy Cat Dues”, un blues essenziale e trascinante.

La chiusura dell’album è lasciata a “Jelly Roll”, un brano che torna alle origini del jazz degli anni 20, omaggiando Jelly Morton, colui che si proclamò l’inventore del jazz; un album ricco di omaggi e tributi, in cui si può ammirare tutta la dolcezza, ma anche tutta l’energia, a volte violenta, di Charles Mingus.

Chuck Berry is on Top” di Chuck Berry

Un disco rivoluzionario, contenente un semplice riff che cambierà la storia del rock & roll: ecco come si può definire “Chuck Berry is on Top” (titolo profetico), il terzo album di Chuck Berry, colui che ha perfezionato l’idea di Elvis Presley inserendo la chitarra elettrica e dei testi alla portata dei ragazzi.

Il terzo album del chitarrista ribelle di Saint Louis si apre con “Almost Grown” un misto di swing e doo-wop in cui la chitarra elettrica fa i suoi primi passi, per poi iniziare a correre con la divertente e ritmata “Carol”.

A seguire un altro classico di Chuck, “Maybelline”, in cui la sua chitarra satura tutto il brano. Il marchio di fabbrica di Chuck ormai è chiaro, quel famoso riff apre anche “Sweet Little Rock ‘N’ Roller”; la divertente tarantella di “Anthony Boy” ci prepara per quello che è da molti considerato l’inizio del rock’n’roll: “Johnny B. Goode” si fa strada a tutta velocità con la storia di un povero ragazzo di campagna che segue il sogno americano e lo realizza grazie al duro lavoro e alla sua abilità nel suonare la chitarra.

Lo stesso riff e un ritmo più sincopato, accompagnano “Little Queenie”, per poi preseguire con il collage di “Jo Jo Gunne” in cui Chuck suona tutti gli strumenti. Anche in “Roll Over Beethoven” troviamo tutti gli elementi caratteristici del successo di Chuck Berry, mentre in “Around and Around” viene ricamato un ritmo più zoppicante per sperimentare le strade di un rock più frenetico.

Ci avviamo verso la fine di questo album con la cubana “Hey Pedro” e la blueseggiante “Blues For Hawaiians”; in un album che vede la collaborazione di Willie Dixon al basso e di Lafayette Leake al piano, Chuck Berry si trasforma nel country boy Johnny B. Goode, per far nascere definitivamente la creatura chiamata rock’n’roll.

Moanin’ in the Moonlight” di Howlin’ Wolf

Chester Arthur Burnett, in arte Howlin’ Wolf, chitarrista, armonicista e cantante, pubblica il suo primo album all’età di 49 anni: sembra un’età avanzata per pubblicare un album di debutto, ma in realtà “Moanin’ in the Moonlight” può essere considerato come una compilation di singoli pubblicati tra 1951 e il 1959 stesso.

In questo album si può assaporare il blues più essenziale, partendo dai “mugolii”, dai “gemiti” e dai “lamenti” della prima traccia, “Moanin’ at Midnight”, passando per “How Many More Years” in cui pianoforte, chitarra e armonica la fanno da padrone sul ritmo incalzante della batteria. La traccia regina dell’album è “Smokestack Lightinin’” ricca di virtuosismi d’armonica e di parole quasi urlate di cui è fatto il vero blues; tra ritmi incalzanti (“Baby How Long” e “All Night Boogie”) e compulsivi (“Evil Is Going On”) Howlin’ Wolf torna a “lamentarsi” in “Moanin’ for My Baby” con il suo tipico modo di cantare quasi urlato. Ogni brano sembra non avere una fine ben precisa, ogni brano ha ritmi ripetuti in modo quasi psichedelico come “I Asked for Water”, prima di giungere alla chiusura a ritmo di marcia di “Somebody In My Home”; un album che racchiude tutta la storia del blues, rude e ruvida, in soli 34 minuti, in soli 12 brani, che porteranno Howlin’ Wolf nell’olimpo dei grandi della musica americana.

Chega de Saudade” di João Gilberto

Considerato da molti come il primo album del genere bossa nova mai pubblicato, “Chega de Saudade” di João Gilberto vede la collaborazione di due musicisti e compositori brasiliani che rispondono al nome di Antonio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes.

L’album si apre con l’omonima “Chega de Saudade” che colpisce immediatamente per l’innovativa cadenza della chitarra, la cosiddetta batida, marchio di fabbrica del musicista baiano; in costante ondeggiamento tra samba, jazz e canzoni tradizionali brasiliane passiamo da “Lobo Bobo”, “Brigas Nunca Mais” e “Hò-Bà-Là-Là”, per poi passare alla nostalgia e alla leggerezza di “Saudade Fez Um Samba”.

Ritmi esotici e romantici li troviamo in brani come “Maria Ninguém”, “Rosa Morena” e “Morena Boca de Ouro”; i brani durano pochissimo ma sembrano tutti essere legati dall’estro e dalla chitarra di Gilberto: “Aos Pés da Cruz” anticipa l’ultimo brano “E Luxo Sò”. Suoni minimalisti, soffusi, senza particolare enfasi vocale e senza vibrato, queste le caratteristiche di Gilberto, l’inventore del nuovo genere bossa nova.


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