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In settembre sono state immatricolate in Italia 142.136 autovetture con un incremento del 13,4% rispetto allo stesso mese del 2018. Questo risultato positivo non deve trarre in inganno.

Dipende infatti soprattutto dalla circostanza che il confronto si fa con un settembre 2018 particolarmente debole.

In quei mesi si scontava infatti l’accelerazione delle immatricolazioni che vi era stata nell’agosto precedente per la corsa delle case automobilistiche ad immatricolare il maggior numero possibile di veicoli non in regola con la nuova normativa sull’omologazione WLTP che sarebbe entrata in vigore nel settembre successivo.

Questa vicenda ha influenzato anche il dato dell’agosto scorso in cui si è registrato un calo del 3,1% per effetto di un confronto con il 2018 gonfiato da un surplus di immatricolazioni di vetture non in regola con la nuova normativa WLTP. Il confronto tra i dati del bimestre agosto-settembre 2019 con lo stesso periodo del 2018 consente però di depurare i dati dall’effetto WLTP. Nell’agosto-settembre 2018 le immatricolazioni furono 217.147, mentre nello stesso periodo del 2019 sono state 231.075. La crescita è del 6,4% e può essere considerata l’incremento effettivo del mercato nell’ultimo bimestre al netto delle distorsioni dovute alla vicenda WLTP.

E’ sicuramente un discreto risultato, soprattutto, poi, se si tiene conto che per il 74% degli operatori intervistati dal CSP la recente vicenda politica ha inciso negativamente anche sulla propensione all’acquisto di auto. Nonostante questo risultato di agosto e settembre, il bilancio del 2019 resta però in rosso. Le immatricolazioni dei primi nove mesi dell’anno sono state infatti 1.467.668 con un calo dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2018. Dall’inchiesta mensile del CSP emerge una cauta fiducia degli operatori sull’andamento dell’ultimo scorcio dell’anno che non dovrebbe però portare le immatricolazioni a fine 2019 oltre il livello del 2018 (1.910.564) con la riconferma di un volume di vendite su base annua inferiore del 23,4% al livello ante-crisi (2007).

Ovviamente il fatto che da ben dodici anni il mercato italiano dell’auto, contrariamente a tutti gli altri mercati automobilistici dei paesi avanzati, si stia mantenendo su livelli di immatricolazioni assolutamente insufficienti ad assicurare la regolare sostituzione delle auto da rottamare ha determinato un forte invecchiamento del parco circolante con conseguenze gravi sulla sicurezza della circolazione e sull’inquinamento atmosferico.

Ovviamente il superamento di questa grave situazione non può avvenire con una navigazione di piccolo cabotaggio come quella a cui ci si è abituati negli ultimi anni. Tra l’altro negli ultimi dodici mesi gli automobilisti italiani, oltre a subire le conseguenze della stagnazione dell’economia, hanno anche visto crescere, secondo l’Istat, i prezzi delle auto nuove del 2,3%, mentre i prezzi delle auto usate hanno subito un calo del 2,5% per effetto soprattutto della demonizzazione del diesel.

E’ del tutto evidente che sostituire un’auto usata con una vettura nuova è diventato decisamente più costoso ed occorre quindi un intervento di rottura che consenta un notevole miglioramento della sicurezza della circolazione e del quadro ambientale ed abbia anche un impatto positivo sull’economia. Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, il modello da seguire non può essere che quello dei primi incentivi alla rottamazione entrati in vigore il 1° gennaio 1997 che prevedevano un bonus per tutti coloro che acquistavano una nuova auto e ne rottamavano una di oltre 10 anni e che, secondo quanto certificò l’ufficio studi della Banca d’Italia, contribuirono allo sviluppo del prodotto interno lordo dello 0,4%.


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