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È un momento difficile per il mercato mondiale dell’auto.

Tra nuove regole anti inquinamento, incertezze sul diesel, costi elevati per le vetture con alimentazione alternativa, quasi tutti i principali mercati mondiali hanno registrato flessioni delle consegne ad ottobre, secondo i dati forniti dall’Anfia.

In fondo il calo del 7,4% in Unione Europea ed Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera) appare meno preoccupante perché legato alle nuove regole di omologazione.

Un problema che non assilla la Russia dove le vendite continuano ad aumentare a ritmo serrato, con una crescita dell’8,2% il mese scorso e del 14,1% dall’inizio del 2018 che dovrebbe chiudersi con 1,8 milioni di nuove immatricolazioni.

Disastrosa, al contrario, la situazione in Turchia dove le consegne sono crollate del 76,2% ad ottobre e del 30,7% nei primi 10 mesi. Un disastro che coinvolge i costruttori internazionali, dal momento che il 67% delle auto sono importate.

Nelle Americhe la situazione è all’apparenza stagnante al Nord. L’area Nafta cede lo 0,4% ad ottobre e lo 0,3% nei 10 mesi, ma solo perché le auto sono conteggiate insieme ai veicoli commerciali leggeri. Così negli Stati Uniti le vendite complessive sono aumentate dello 0,2% ad ottobre e dello 0,4% dall’inizio dell’anno, ma se si valuta il solo comparto auto si nota che ci si trova davanti ad un forte ridimensionamento, con un calo del 10% il mese scorso e del 13% da gennaio ad ottobre.

In Canada la flessione complessiva è dell’1,6% ad ottobre e dell’1,4% nei 10 mesi mentre in Messico il calo è rispettivamente del 4,9 e del 6,9%.

Più articolata la situazione al Sud. In Brasile prevale L’ottimismo per il cambio di governo e le vendite di ottobre sono cresciute del 25%, portando l’incremento dall’inizio dell’anno al 13,4%.

In Argentina, invece, le disastrose politiche economiche di Macri, imposte dai grandi esperti del Fmi, hanno portato ad un crollo delle vendite pari al 45,4% ad ottobre, accelerando dunque la caduta del mercato, sceso del 9,8% dall’inizio dell’anno.

Ma non è rosea la situazione neppure in Asia. Con il Giappone che registra una contrazione dell’1,1% il mese scorso (-0,2% nei dieci mesi) e la Cina che ad ottobre incassa una flessione del 13% che porta il cumulato dall’inizio dell’anno a -1%.


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