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Che l’auto sia in crisi a livello mondiale non è certo una novità. Non lo hanno capito i ministri di Giuseppi, i politici piemontesi ed i sindacalisti, ma il resto dell’umanità se n’è reso conto. Così non stupisce che il 2020 sia iniziato con il segno meno per quasi tutti i principali mercati dell’auto nel mondo. Le eccezioni ci sono, ma rare.

La più evidente, come sottolineato dall’Anfia, riguarda la Turchia che a gennaio ha registrato un incremento del 100%. Ma dopo un crollo del 33% nel 2018 e del 20% lo scorso anno. E le 22mila immatricolazioni di gennaio sono allo stesso livello della piccola Austria.

Cresce anche la Russia, +1,8%, ma il 2019 si era chiuso in flessione ed anche le previsioni per il 2020 non sono incoraggianti.

Al di là dell’Oceano tengono le vendite di veicoli leggeri, ma continua il ridimensionamento delle vendite di auto che, negli Stati Uniti, calano del 20%. E Fca riesce ad andar peggio del mercato complessivo sia negli Usa sia in Canada. In Messico il mercato dei veicoli leggeri si riduce del 6% e quello delle sole auto del 9%. Non va meglio in Sud America. È finito il periodo magico in Brasile dove la flessione è del 5,6% nonostante l’incremento delle vendite delle vetture più piccole. Quanto all’Argentina, il calo del 18% rappresenta comunque un miglioramento rispetto ai danni provocati da Macri (il 2019 si era chiuso con il crollo del 47%).

E lo scorso anno aveva fatto registrare una pesante flessione anche in Cina (-9,6%), ben prima del disastro legato al coronavirus. E il Giappone peggiora a gennaio (-12%) il dato negativo del 2019 (-2%).

Quanto al Vecchio Continente, l’anno è iniziato in calo per il mercato automobilistico dell’Europa Occidentale (UE+EFTA+Regno Unito). In gennaio sono state immatricolate 1.135.116 autovetture con un calo del 7,4%. Diverse sono le ragioni che influiscono sulla partenza in rosso delle vendite di autovetture.

In primo luogo – spiega Gian Primo Quagliano, Presidente del Centro Studi Promotor – va segnalato che in gennaio si pagano le conseguenze della forzatura fatta sulle immatricolazioni in dicembre per smaltire scorte di autovetture che non sarebbe più stato possibile vendere nel 2020 per il nuovo giro di vite sui livelli di emissioni. Sul risultato del mese incidono tuttavia anche altri fattori non favorevoli che potrebbero accentuare il loro impatto nel corso dell’anno. In particolare pesa ancora sul mercato la demonizzazione del diesel che sta determinando un crescente interesse per le alimentazioni alternative, a cui non corrisponde un’offerta di autovetture elettriche pienamente coerente con la capacità di spesa della massa degli automobilisti. A ciò si aggiunge una situazione delle infrastrutture per la ricarica delle batterie ancora molto lontana dagli standard minimi per assicurare la possibilità alla maggior parte degli automobilisti di utilizzare senza penalizzazioni vetture elettriche”.

La conseguenza di questa situazione, in gennaio, è una crescita in termini percentuali, ma non in valori assoluti delle immatricolazioni di vetture elettriche accompagnata da una generalizzata richiesta di incentivi pesanti che consentano effettivamente il passaggio all’auto elettrica ad un numero significativo di persone e di aziende. Non vi sono tuttavia in questo momento in Europa le condizioni necessarie perchè richieste di incentivi pesanti possano essere accolte. Il quadro economico è in rallentamento e l’influenza da Coronavirus potrebbe penalizzare fortemente anche gli acquisti di automobili. E ciò non tanto per l’impatto della mancanza di componenti fabbricati in Cina (che comunque ha determinato il primo fermo della produzione anche in uno stabilimento europeo), ma per l’impatto che il Coronavirus potrebbe avere sull’economia mondiale e in particolare su quella europea.

Venendo alla situazione dei 5 maggiori mercati, il calo più consistente si è registrato in Francia -13,4%. Anche in questo Paese vi è però un crescente interesse per le alimentazioni alternative che ha portato le vendite di auto elettriche in gennaio a toccare una quota del 10,9% contro il 2,8% del gennaio 2019. Per il mercato complessivo decisamente più contenuto che in Francia è il calo della Germania, che accusa una contrazione del 7,3% con una forte diminuzione delle immatricolazioni di auto diesel a vantaggio soprattutto delle soluzioni a benzina, ma anche qui con un impatto significativo in termini percentuali sulle alimentazioni alternative. Venendo all’Italia, altro Paese importante nella pattuglia dei cinque grandi mercati dell’Europa Occidentale, gennaio ha fatto registrare un calo del 5,9% dovuto sia ad una giornata lavorata in meno che agli effetti della forzatura sulle vendite fatta in dicembre. Anche nel nostro mercato si registra una crescita dell’interesse per le alimentazioni alternative. In particolare per l’auto elettrica pura l’incremento è stato del 586,6%, ma l’incidenza sul totale delle vendite resta comunque modestissima. Si è passati dallo 0,2% del gennaio 2019 all’1,2% del gennaio scorso. Nel Regno Unito il calo delle immatricolazioni in gennaio è stato del 7,3% e pure qui è forte l’interesse per le alimentazioni alternative, ma le crescite anche se elevate in termini percentuali sono poco significative in valori assoluti e l’associazione dei costruttori di auto sottolinea l’esigenza di incentivi. Il quinto dei maggiori mercati dell’Europa Occidentale, la Spagna ha chiuso il bilancio di gennaio con un calo del 7,6% e quindi assolutamente in linea con il mercato complessivo dell’Europa Occidentale.


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