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-49,6%. E’ questo lo sconvolgente risultato fatto registrate del mercato automobilistico italiano in maggio, cioè nel primo mese di riapertura delle concessionarie auto dopo un bimestre di chiusura. Il dato è drammatico, ma appare ancora più disastroso se si considera che è dovuto anche a ordini rimasti inevasi alla fine di febbraio, ultimo mese di andamento normale.

E’ del tutto evidente che, con il risultato di maggio, catastrofico è anche il cumulato dei primi cinque mesi dell’anno. Le immatricolazioni sono state 451.366 con un calo sul 2019 del 50,5% e di ben 459.506 autovetture.

Secondo una prima stima del Centro Studi Promotor la perdita di fatturato è stata di 8,3 miliardi a cui occorre aggiungere 1,8 miliardi di minor gettito Iva. E questo rischia di essere solo la punta di un iceberg perché, procedendo alla velocità dei primi cinque mesi dell’anno, le immatricolazioni a fine 2020 si collocherebbero a quota 950.000 con un calo di fatturato rispetto al 2019 di 17,4 miliardi e di gettito Iva di 3,8 miliardi. E soprattutto i dati di maggio potrebbero essere la punta di un iceberg perché alle cifre che abbiamo citato bisognerebbe aggiungere anche dati molto negativi per i veicoli commerciali leggeri, per i veicoli industriali, per l’assistenza agli autoveicoli, per la produzione di auto e per la produzione di componentistica.

Le attese catastrofiche per l’auto rischiano di essere anche peggiori di quelle per il Pil che, secondo il governatore della Banca d’Italia, nel corso del 2020 potrebbe accusare un calo anche del 13% E’ del tutto evidente che il settore dell’auto ha assolutamente bisogno di una terapia d’urto e la soluzione possibile è l’adozione di incentivi alla rottamazione. Tra l’altro su questo terreno – sostiene Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – l’Italia vanta un precedente importante. Quello del 1997 in cui la formula adottata per la prima campagna di incentivi alla rottamazione del nostro Paese determinò una crescita delle immatricolazioni nel 1997 del 38%, un incremento del Pil, certificato dalla Banca d’Italia, di 0,4% punti percentuali e a ciò si aggiunse che il provvedimento fu a costo zero perché l’onere degli incentivi per lo Stato fu più che ampiamente coperto dal maggior gettito Iva sulle auto vendute in più.

Il Decreto Rilancio, attualmente alle Camere per la conversione in legge, per il settore dell’auto ha previsto solo un cip per aumentare lo stanziamento a favore delle auto a basso impatto. E’ quindi assolutamente necessario che, in sede di conversione in legge, il testo del Decreto venga integrato con misure che prevedano un congruo incentivo per chi rottami un’auto di oltre 10 anni ed acquisti una vettura Euro 6. Il contributo al rilancio dell’economia sarebbe molto significativo e si aggiungerebbe a benefici altrettanto significativi in termini di qualità dell’aria e di sicurezza stradale.


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