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Da anni gli automobilisti vengono accusati di inquinare l’aria di città grandi e piccole con le esalazioni dei loro veicoli. Da anni le amministrazioni comunali tengono d’occhio le tabelle che l’ARPA emana quotidianamente per controllare i superamenti del Pm10 oltre il limite, stabilito dalla legge su direttiva europea, di 50 μg/m 3 come media giornaliera.

Da anni i sindaci si affrettano a limitare il traffico veicolare nei comuni di loro competenza non appena gli sforamenti superano i cinque giorni consecutivi. Da anni le case automobilistiche sfornano nuovi modelli ibridi ed elettrici per diminuire l’inquinamento facendo finta di ignorare che il Pm10 è dovuto al consumo degli pneumatici e solo in minima parte dalle emissioni dei tubi di scappamento.

Da diversi giorni i telegiornali ci mostrano le immagini di città deserte in cui circolano soltanto i mezzi pubblici vuoti, le ambulanze e i veicoli delle forze dell’ordine.
Eppure, nello scorso fine settimana i superamenti del Pm10 sono saliti ben al di sopra dei valori consentiti dalla legge in diverse città italiane: 56 a Torino, 83 a Milano, 65 ad Alessandria, 90 a Novara, 97 a Vercelli, 98 a Bologna, 101 a Parma, e addirittura 131 a Cigliano nei pressi dell’autostrada e 140 a Rimini.

Alla luce di questi dati forse andrebbero riconsiderate le valutazioni e le prese di posizione degli amministratori locali che in passato ci hanno colpevolizzato se avevamo un automobile vecchia e se ci azzardavamo ad usarla.

E sarebbe anche ora che si tenesse conto del fatto che, come ci avvertono gli esperti, le emissioni di particolato dovute ai veicoli a motore non rappresentano che il 10/15% del totale. Mentre il 60% è generato dai sistemi di riscaldamento, sia domestico che degli edifici pubblici, e il 25% dalle industrie.

Ora qualcuno dirà che se non ci fosse stato il coprifuoco dovuto al coronavirus il valore sarebbe stato ancora superiore, il che è del tutto legittimo. Ma è altrettanto vero che le misure di limitazione al traffico alle quali siamo stati sottoposti in passato risultano, alla luce di questi dati, del tutto irrilevanti al fine di ridurre le emissioni.

Forse sarebbe il caso di rimodulare i limiti di legge. Ma ciò comporterebbe un cambiamento di rotta anche per le case automobilistiche che sulla produzione di veicoli ibridi ed elettrici hanno impostato il loro business di questi ultimi anni, facendoci credere che se possediamo un auto a benzina o peggio con motore Diesel, siamo equiparabili a dei criminali che se ne stropicciano delle sorti del pianeta.


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