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La Cina ha introdotto esenzioni fiscali comprese fra 5.100 e 8.700 dollari per chi acquista una vettura elettrica e la Norvegia offre l’esenzione dall’imposta sull’acquisto e dall’IVA, uno sconto sull’acquisto dei veicoli ibridi ricaricabili e l’esenzione dalla tassa di circolazione, dai pedaggi e dalle spese di traghetto.

Lo spiega Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio auto di Findomestic che ha condotto una ricerca sugli automobilisti di 16 Paesi del mondo a proposito delle auto ibride ed elettriche.

Ne è emerso che tutti vogliono una vettura meno inquinante, ma pochi sono disposti a spendere di più per acquistarla. Perché il prezzo elevato è un freno per ora eccessivo e sono rari i Paesi come Cina e Norvegia che prevedono incentivi convincenti.

Secondo l’Osservatorio, dunque, il 57% degli intervistati a livello mondiale dichiara che acquisterà un’auto ibrida, soprattutto in Messico (80%), Italia (76%), Spagna (75%) e Brasile (75%), mentre il 43% risponde che ne comprerà una tutta elettrica, con percentuali che si attestano intorno al 70% in Messico (72%), Brasile e Cina (68%).

Peccato che, attualmente, su quasi 1 milione di auto nuove immatricolate in Italia da gennaio a maggio 2019 solo poco più di 3.500 sono 100% elettriche e circa 48.000 ibride, di cui appena 2.000 di tipologia PLUG-IN, cioè capaci di ridurre sensibilmente le emissioni di CO2. Tutti attenti all’ambiente, ma solo a parole. “Oggi – prosegue Bardazzi – l’86% del campione mondiale, il 91% degli italiani, è consapevole che il veicolo elettrico costi più dell’equivalente termico e il 42% (32% degli italiani) non è disposto a sostenere alcuno sforzo supplementare per acquistare un’auto elettrica”. D’altronde gli stipendi medi italiani non sono assolutamente parametrati al costo di una vettura elettrica.

Inoltre, nella realtà, a spingere verso l’elettrico non è la coscienza ambientale ma l’accelerazione bruciante, la silenziosità di marcia, i costi ridotti di utilizzo e manutenzione.

Oltre al costo eccessivo, un altro disincentivo è rappresentato dalla ridotta autonomia: il 54% (46% in Italia) del campione acquisterebbe un’auto elettrica solo se l’autonomia superasse i 300 km, problema particolarmente sentito in Spagna (71%), Germania (67%) e Francia (62%). A questo si aggiunge la disponibilità delle colonnine di ricarica rapida la cui implementazione lungo la rete stradale e autostradale rassicurerebbe i due terzi degli automobilisti di tutto il mondo (71% in Italia) che reputano le attuali infrastrutture ampiamente insufficienti.

«Il futuro dell’auto elettrica – assicura il presidente di UNRAE Michele Crisci – sarà legato alla capacità che le infrastrutture avranno di permettere agli utenti una ricarica continua, veloce, diffusa in maniera ampia sia domestica sia pubblica, sia nei luoghi dove lavoriamo. Non dobbiamo dimenticarci che il nostro Paese vive anche di turismo e quindi dobbiamo immaginarci un futuro in cui i turisti dovranno ricaricare le loro vetture. L’auto del futuro sarà sicuramente un’auto elettrica, connessa e condivisa”. Ma non si sa quanto sarà lontano questo futuro.


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