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Il sindaco, non veneziano, di Venezia vuole imporre un ticket per chi vuole visitare la più bella città del mondo.

Perché i turisti sono troppi per le dimensioni di Venezia e le visite assomigliano sempre di più ad arrembaggi di pirati ignoranti che nulla sanno della Serenissima ma che vogliono una foto in piazza San Marco o in gondola.

Ma lo stesso sindaco foresto vuole che le grandi navi continuino ad attraccare a Venezia. Magari spostandole a Marghera e, per questo, avviando lo scavo dell’attuale canale. Al di là dei rischi nel muovere i fanghi in una zona diventata tragicamente famosa per l’inquinamento mortifero, è paradossale che il sindaco che non ama Venezia voglia far arrivare folle di turisti con le navi ma cercando di frenare i flussi degli altri visitatori.

In teoria si vorrebbe contrastare il turismo mordi e fuggi. In pratica solo quello dei veneti e di parte degli emiliani e friulani. Per tutti gli altri un viaggio a Venezia significa dover dormire almeno una notte in laguna o nei dintorni. Ma al sindaco foresto non interessano i voti di chi si ostina a vivere a Venezia o nelle altre isole. A lui, in vista delle amministrative del prossimo anno, interessa solo Mestre per una semplice valutazione del numero degli abitanti e, di conseguenza, degli elettori.

Dunque non si fa impressionare dalla manifestazione contro le grandi navi. Migliaia di persone che, in un sabato pomeriggio, sono arrivate sino a piazza San Marco per chiedere il rispetto di una città ricca di arte e di storia e non può essere ridotta ad un parco dei divertimenti per turisti in arrivo da ogni dove. La cultura, ma al sindaco foresto pare non interessare, è qualcosa che va oltre il selfie scattato da una nave.


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