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Al di là della tragedia umana della morte di un carabiniere, la vicenda romana suscita indignazione per un altro aspetto legato alla narrazione ufficiale.

Uno spacciatore italiano, derubato dai giovani assassini statunitensi, si sarebbe rivolto ai carabinieri per riavere la refurtiva. Dunque, grazie ad una magistratura compiacente, i venditori di morte pretendono di essere aiutati dalle forze dell’ordine nella consapevolezza che non devono temere nulla dalla giustizia.

Uno squallore assoluto che fa il paio con quanto è successo in Emilia nella vergognosa vicenda dei bambini rubati alle famiglie dai servizi sociali con la complicità indispensabile dei magistrati. Perché ora è emerso che un magistrato onesto aveva smascherato le menzogne utilizzate dai servizi sociali: nessuna violenza sul bambino, nessuna trascuratezza sanitaria, nessun problema di alcolismo in famiglia. Il magistrato, dopo aver effettuato con scrupolo tutte le verifiche del caso, scrive al collega bolognese che ha permesso il sequestro del bambino, ma il collega se ne frega. Ora il bambino è stato restituito alla famiglia ma non si capisce perché il magistrato bolognese non debba pagare per questo comportamento inaccettabile.

Bisognerebbe chiederlo al ministro Bonafede, ma dopo un anno di governo probabilmente non si è ancora accorto di essere il ministro della Giustizia.

Non si è accorto degli scandali del Csm, dell’Emilia, delle decisioni anti italiani e pro invasori, nella tolleranza assoluta nei confronti dei criminali e dell’intolleranza altrettanto assoluta nei confronti di chi tenta di difendersi. Non si è accorto che questa giustizia non è da riformare ma da rivoluzionare completamente. Ma lui, Bonafede, nel dubbio preferisce restare a guardare senza far nulla. E rivaluta Lombroso.


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