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Quando si tratta di difendere i ricongiungimenti famigliari scatta, immancabilmente, la lacrimuccia dei buoni sentimenti. Si può privare il migrante, anche se clandestino, dei suoi affetti? Certo che no, avanti c’è posto. E se non c’è, si trova. Magari togliendolo a qualcun altro che ne aveva più diritto

E non ci sono problemi economici che tengano: le radici sono sacre ed i legami vanno salvaguardati.
Però se a cercare di mantenere i legami con le proprie radici sono gli italiani, allora gli aspetti di sostenibilità finanziaria diventano importanti, prioritari.

In questo triste Paese fondato sull’ipocrisia i diritti sono variabili ed i buoni sentimenti pure.

Nei giorni scorsi un neo parlamentare sardo, Salvatore Deidda, ha iniziato un tour nella Penisola per incontrare i sardi emigrati in Continente. Famiglie che conservano legami con la terra di origine. Anzi, che vorrebbero conservare questi legami.
Magari hanno ancora una casa al paese, ma l’abitazione si deteriora, va in rovina progressivamente, distruggendo non un patrimonio immobiliare ma un patrimonio culturale, di ricordi, di tradizioni.
Però per intervenire servirebbero soldi, quei soldi che lo Stato si incamera con tasse sempre più insopportabili perché le case lasciate al paese sono ormai seconde case, non sono la residenza principale. Dunque lo Stato-orco dissangua chi conserva una abitazione nella terra dove è nato.

E poi come si fa a sostenere le spese per tornare a casa a seguire i lavori? In teoria, ma solo in teoria, dovrebbe essere garantita la continuità territoriale. Il che significa tariffe agevolate. Peccato che le tariffe agevolate siano talmente care da spingere i sardi a preferire le offerte che, a volte, vengono previste da traghetti e aerei.

Indubbiamente quello della Sardegna è un caso limite, a causa della distanza dell’isola. Ma il problema del Fisco in guerra contro le radici riguarda tutta l’Italia. Siamo di fronte ad un tentativo evidente di favorire lo sradicamento. Con il grande risultato di percorrere le campagne italiane, da Nord a Sud, e scorgere una infinità di abitazioni che crollano, abbandonate e non più curate perché prendersene cura significherebbe affrontare costi eccessivi per la manutenzione e costi assurdi per le tasse.

Meglio lasciare che tutto vada in rovina, che si cancellino memorie e segni di un passato famigliare. Un Paese da distruggere per cancellare ogni ricordo di una grandezza che non è più.


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