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Nomen omen. L’Oscar per la stupidità se lo aggiudica, questa volta, Marlène Schiappa, ministro francese per la Parità.

Madame stupidité ha ipotizzato che a sostenere la protesta dei gilet jaunes francesi non ci siano solo idee straniere ma anche denaro proveniente dall’estero, ed in particolare dall’Italia e dai partiti italiani.

Quali siano i partiti non osa dirlo, ma è facilmente intuibile.

Dunque i numi tutelari del pensiero unico obbligatorio prima sostengono che l’onnipresente ed onnipotente Vladimir Putin finanzi i partiti sovranisti di tutto il mondo, a partire da quelli italiani.

E poi, secondo madame Schiappa, i soldi arrivati in Italia dalla Russia non verrebbero utilizzati per mantenere il consenso nel Bel Paese ma verrebbero dirottati in Francia per sostenere i gilet jaunes.

Un po’ contorta, la Schiappa. Perché Salvini e la Lega, qualora avessero ottenuto dei finanziamenti dagli ex bolscevichi, li avrebbero utilizzati in Italia o, tutt’al più, li avrebbero destinati a Marine Le Pen e non ai gilet jaunes che si stanno preparando alle elezioni europee con un loro partito, gli Emergenti, in concorrenza con Le Pen e Mélenchon.

E poi sarebbe più comodo per Putin aiutare direttamente i contestatori francesi invece di utilizzare fantasiose triangolazioni.

Probabilmente, però, il discorso è troppo complicato per una Schiappa qualunque. Un’altra dei miracolati di En Marche grazie agli errori di Marine Le Pen in campagna elettorale.

Ed ora il governo francese delle libertà vuole i nomi di tutti coloro che hanno manifestato solidarietà al gilet jaune arrestato per aver aggredito a mani nude due poliziotti armati di scudo e sfollagente.

Ma i media di servizio italiani gongolano perché il prode Micron è riuscito a risalire leggermente nei sondaggi rispetto al minimo storico del 23%. Dunque tre francesi su quattro non lo sopportano ma per i servitori del pensiero unico obbligatorio conta solo il quarto favorevole alla fallimentare politica del toy boy parigino.

Pronti, i servitori italiani, a giustificare Parigi anche per l’attacco un po’ vigliacco contro Fincantieri. Un’operazione che aveva suscitato entusiasmo quando era stata condotta dal governo Gentiloni ma che non piace più ora che è proseguita dal governo giallo verde.


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