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La montagna? Comincia nel mare. Non è una provocazione quella lanciata da Davide Peluzzi, alpinista ma soprattutto montanaro, nel corso di un recente convegno.

Peluzzi è abruzzese e le sue montagne arrivano al mare, ma l’analisi è in fondo la medesima di Mariano Allocco, occitano delle Alpi piemontesi, che invoca un nuovo patto tra piano e monte.

L’Italia non può procedere con territori confinanti che, nella migliore delle ipotesi, si ignorano ma in genere preferiscono farsi la guerra sulla base di piccoli egoismi, di convenienze momentanee che, sul medio periodo, si pagano sempre più care.

Eppure il mare e il piano paiono ignorare che la maggior parte del territorio italiano è montano e collinoso.

Pare esistano soltanto le città, con la concentrazione di abitanti e di problemi di convivenza sempre più accentuati.

Le regole, uguali per tutti, tengono conto delle città e delle pianure. E impongono alle Terre Alte condizioni assurde.

Si occupano di montagna funzionari che hanno la pressione alta e stanno male se superano gli 800 metri. Dunque in montagna non vanno mai, non conoscono la realtà ma pontificano e decidono ugualmente. Le politiche turistiche partono dal presupposto che in Italia esista solo il mare e qualche città d’arte. Il resto non esiste.

Ma non è che sul fronte opposto tutto proceda per il meglio. L’acqua è nostra e ce la gestiamo noi. Con queste premesse è evidente che il piano si difenda e si tuteli. Le strategie turistiche prevedono la vendita dei terreni, la rinuncia alle tradizioni e la trasformazione delle borgate alpine e appenniniche in parchi giochi per turisti con il pallino, momentaneo, dell’ambiente.

Un ambiente che non rispettano perché i primi a non rispettarlo, con speculazioni di ogni sorta, sono gli autoctoni.

Ovvio che non si possa proseguire così, se si vuol salvare la montagna e se si vogliono tutelare radici e tradizioni. Serve un patto che coinvolga il mare laddove i monti siano vicini alle acque, e che coinvolga il piano dove le Terre Alte sono lontane dal mare.

Un patto culturale, politico, prima ancora che economico. Un patto che preveda lo sviluppo del monte nel rispetto dell’ambiente e di chi ci abita. Che restituisca ai montanari la decisione di come vivere e di cosa fare sulla propria terra, senza ricatti nei confronti del piano ma in armonia di intenti. Un patto che consenta di vivere sulle Terre Alte con i servizi necessari, a partire dai collegamenti stradali, ferroviari, sulla Rete.

Pari dignità, paratge, come direbbe Allocco.

 

Photo credits by Augusto Grandi


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