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Sono finalmente finiti dietro le sbarre (ma per quanto?) i presunti responsabili del caos che lo scorso anno ha provocato un morto e oltre un migliaio di feriti a Torino, tra la folla che assisteva nella centralissima piazza San Carlo alla trasmissione della finale di Champions League

Si tratta di alcuni migranti e di altri figli di migranti marocchini, nati in Italia e con regolare cittadinanza italiana.

La famosa seconda generazione, integrata e senza motivi di risentimento per una esclusione che non esiste.
Una decina di giovani impegnati a creare caos in occasione di grandi manifestazioni, in modo da poter aggredire e rapinare i ragazzi e soprattutto le ragazze in preda al panico. Brava gente, insomma. Che agiva, lo scrive il Gip, “con incredibile senso di impunità”.

Ecco, il problema vero è tutto qui: l’assoluta , vergognosa e inaccettabile impunità di cui la banda ha potuto godere e che l’ha spinta a ripetere e ripetere rapine e scippi. Neppure dopo la morte della tifosa in piazza San Carlo si sono fermati.

D’altronde a spiegare perfettamente il senso di impunità provvede la Procura di Torino quando scrive che se le autorità predisposte avessero adottato le adeguate misure di sicurezza, il comportamento della banda non avrebbe provocato la tragedia.

Dunque la colpa non è di questi poveri ragazzi costretti a rapinare i coetanei non per procurarsi il cibo ma per acquistare abbigliamento griffato e gli ultimi modelli di smartphone. No, la colpa è solo di chi non sa collocare una transenna. Non è venuto il dubbio, alla Procura, che la tragedia non si sarebbe verificata se la banda non avesse tentato la rapina creando il caos con spray urticante.

Magari la responsabilità dovrebbe anche essere di chi non ha mandato e tenuto in galera per tempo i componenti della banda con cittadinanza italiana ed espulso quelli che non l’avevano ancora ottenuta.

Ma questo argomento a Torino è tabù. Le bande composte da ragazzi stranieri, o con cittadinanza italiana acquisita, imperversano senza ostacoli. Dopo i furti e le violenze, quando proprio non è possibile far finta di niente, accumulano una nuova denuncia e possono ricominciare a delinquere.

Forse, per la Procura, la responsabilità è dei rapinati che non hanno offerto spontaneamente il proprio giubbotto, il proprio cellulare, il proprio portafoglio. Se i rapinati avessero adottato le adeguate misure di generosità e condivisione, il comportamento della banda non sarebbe stato delittuoso.

E i feriti di piazza San Carlo, o i parenti della signora deceduta, potranno prendersela con chi ha collocato le transenne e non con chi ha provocato il panico per procurarsi un po’ di refurtiva.


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