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Matteo Salvini ottiene che l’Europa cominci ad occuparsi dei problemi italiani, la Lega vola nei sondaggi, la linea dura conquista consensi. Dunque è inevitabile che arrivi un avviso di garanzia.

D’altronde si è visto che gli intellettuali politicamente corretti non incidono più sulle scelte popolari, la banda di Capalbio o di Courmayeur viene sbeffeggiata in ogni occasione, i programmi tv con ospiti allineati al pensiero unico obbligatorio sono diventati una sorta di passerella di personaggi autoreferenziali, i giornali di servizio perdono copie.

L’unica speranza del sistema di potere sconfitto nelle urne è che intervenga, ancora una volta, la magistratura per impedire il cambiamento. Non importa se l’avviso di garanzia non è seguito da un processo e tantomeno da una condanna: giornali e tv sono pronti per l’offensiva mediatica, per dimostrare che il vicepresidente del consiglio è un criminale. Poi, con calma, magari si dimostrerà la totale innocenza ma, nel frattempo, il cambiamento sarà stato bloccato e la carriera politica distrutta.

Giornali e tv rispondono a poteri ben precisi e, dunque, non c’è da stupirsi per comportamenti che, in teoria, rappresentano una violazione della deontologia professionale ma nessuno ci fa caso.

La magistratura, sempre in teoria, dovrebbe rispondere ad altri criteri, ad una legge superiore rispetto agli interessi di parte. Ma, al di là dei troppi errori in processi per reati “normali” (con risarcimenti milionari pagati non da chi ha commesso l’errore giudiziario ma dai contribuenti italiani), i dubbi sulla correttezza di alcune inchieste politiche non mancano.

E la domanda è inevitabile: per conto di chi? Difficile che si tratti solo e semplicemente di “toghe rosse” come sosteneva Silvio Berlusconi. Ci saranno anche magistrati spinti da motivazioni politiche, da senso di appartenenza ad uno schieramento. Ma la giustizia ad orologeria sembra quasi guidata da altri interessi. Esterni.

Cui prodest? A chi giova che l’Italia non proceda sulla strada del cambiamento? Mani pulite ha risposto a precisi interessi statunitensi, alla vendetta per Sigonella, al tentativo (riuscito) di metter fine ad una politica filoaraba e di protagonismo nel Mediterraneo.

Un protagonismo che sta caratterizzando i primi giorni del governo gialloverde e che sicuramente ha infastidito molti. Come ha infastidito l’attacco di Salvini a Soros e alle Ong.

Dunque non resta che attendere l’avviso di garanzia o qualche provvedimento più pesante. Il cambiamento è un reato grave in questo Paese.


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