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In attesa di provvedere al rinnovo dei vertici della Rai, e nell’impossibilità di cambiare quelli delle reti Mediaset, Luigi Di Maio si sta rendendo conto di quanto sia a tutto campo la guerra dei media contro il governo verdegiallo.

La mistificazione sistematica di ogni avvenimento, di ogni provvedimento, di ogni dichiarazione.

Il povero vicepresidente del Consiglio, ad esempio, aveva spiegato che la tv tradizionale è ormai in declino ed aveva auspicato la creazione di una piattaforma come Netflix ma controllata dagli italiani. Una valutazione, quella sul declino delle tv, su cui si può concordare o meno.

Non è un giudizio ideologico o politico, semplicemente tecnico. Seguito da un auspicio, un simil Netflix in mani italiane, su cui nessuno dovrebbe avere qualcosa in contrario.

Invece si sono sprecati titoli di giornale su un inesistente tentativo di Di Maio di chiudere le tv mandando a casa migliaia di lavoratori. Come se fosse colpa del politico napoletano il mutamento dei gusti dei telespettatori.

Ma non è andata meglio sul fronte del lavoro. Per Alessio Rossi, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, i provvedimenti del governo non faranno crescere l’occupazione. Come se, invece, i provvedimenti pretesi dalla Confederazione degli industriali e attuati dai governi “amici” avessero creato qualcosa di diverso dalla precarietà lavorativa.

Rossi, un piccolo Boccia in batteria, non spiega come mai le leggi sul lavoro che piacciono a lui abbiano portato al record di italiani che vivono in povertà assoluta. Effetti collaterali? E come tali insignificanti?

D’altronde il piccolo Boccia insiste sulla necessità di mandare i ragazzi alle scuole tecniche, mentre tutto il resto del mondo insiste sulla necessità di aumentare in numero dei laureati. Nel mondo, certo, anche in Europa. Ma non in Italia perché qui i giovani laureati avrebbero persino la pretesa di trovare un lavoro in linea con gli studi e, magari, pretenderebbero addirittura delle retribuzioni in grado di garantire la sopravvivenza e la possibilità di crearsi una famiglia.

I piccoli Boccia, invece, preferiscono scoraggiare la natalità nelle famiglie dei dipendenti per poi lamentarsi della mancanza di manodopera e pretendere nuova immigrazione di disperati da sfruttare.

Ma non vanno dimenticati i drammi esistenziali autentici, provocati dal decreto Dignità. Il dramma di Amendola, ad esempio, che non potrà più far pubblicità al gioco d’azzardo. E allora si spiega il suo annuncio di voler abbandonare l’Italia. Ufficialmente per la chiusura dei porti, ma si può scommettere sui veri motivi.


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