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Sarà anche in pieno declino, e da anni, ma Torino offre comunque alcuni segnali interessanti per il resto del Paese.

L’ultimo esempio lo ha offerto ieri con la visita di Mattarella. Omaggiato dai rappresentanti del Sistema Torino, totalmente ignorato dalla città che, anzi, è stata piuttosto infastidita da un inutile mega schieramento di forze dell’ordine, quelle che sono sempre carenti quando ad averne bisogno sono i normali sudditi.

Ma, in fondo, si è solo ripetuto lo scenario quotidiano: da un lato la gente normale, dall’altro il Sistema sconfitto alle ultime elezioni e che cerca di riprendere il controllo della città. Con la giustificazione che i nuovi barbari non avrebbero le competenze, a differenza dei soliti noti.

Una tesi falsa, ma che funziona grazie al sostegno dei media di servizio. A dimostrare la falsità è stato un intervento sui social in cui sono stati confrontati i titoli di studio ed i curricula dei nuovi barbari con quelli dei personaggi che dovrebbero sostituirli.

Così, ad esempio, sul fronte dell’architettura i pentastellati hanno schierato un grande architetto, sicuramente molto più competente rispetto alla rivale che si sta esibendo tra le madamine in cerca di visibilità. Ed anche l’assessore alla viabilità ha una laurea nel settore. E si potrebbe proseguire.

Il problema, dunque, non è nel titolo di studio e neppure nelle esperienze professionali precedenti. A dimostrazione che è sbagliata la sfida sulla base di lauree ed attività precedenti. Perché il bravissimo architetto si è rivelato un pessimo vicesindaco e la super laureata è fallimentare come assessore alla mobilità.

Amministrare una città è diverso dal sostenere esami all’università o dal lavorare nel proprio studio.
Di questo dovranno tenere conto coloro che stanno costruendo, dietro le quinte ma ormai anche in modo sempre più visibile, una alternativa per le prossime elezioni comunali.

Alternativa teoricamente civica, in realtà legata al Pd. E allora dovranno accorgersi che non si può affidare il futuro di Torino ad alcune signore che non mostrano particolari qualità al di là di poter facilmente essere eterodirette. Se deve esserci una alternativa civica, la squadra dovrà essere di ben altro livello.

Dovranno esporsi in prima persona quelli che ora stanno manovrando e gestendo il progetto. E dovranno circondarsi di persone più credibili e davvero in grado di rilanciare una città affossata dai debiti passati, dalla noia fassiniana, dall’attenzione e dai favori rivolti solo ad i rappresentanti incapaci di un Sistema ammuffito. E poi bloccata definitivamente da chi aveva promesso il cambiamento e l’attenzione alle periferie e poi ha lasciato che le periferie continuassero a decadere in nome del politicamente corretto.

Come al solito manca sulla scena un progetto credibile delle destre, totalmente assenti dal dibattito culturale, oscillanti tra il servilismo nei confronti di imprenditori inetti ed il velleitarismo inutile. Con il risultato di ritrovarsi in tribuna a fare il tifo per qualcuno degli altri contendenti.

Così Torino può rappresentare una speranza per qualche schieramento nazionale ed un monito per chi ora sta governando l’Italia.


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