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La manovra è passata, l’accordo giallo verde ha tenuto nonostante i profeti (interessati) di sventura. Tutto fatto, come direbbe Di Maio? Non proprio.

Ora bisogna cominciare a lavorare facendo i conti con quanto è stato approvato.

Mica facile. Ed è certo importante, e gradito, l’intervento del contestatissimo ministro Toninelli che ha bloccato gli assurdi aumenti dei pedaggi sul 90% delle autostrade italiane.

Ma non basta.

Servono altre risposte. Forse, in alcuni casi, sarebbe sufficiente che i ministeri si degnassero di replicare alla cattiva informazione. Ma l’incapacità di informare correttamente è un problema serio.

Peccato che la “svolta” in Rai non si sia proprio notata mentre Mediaset è impegnata a tirare la volata al grande inciucio tra Forza botulino, il Pd e l’eventuale partito del bugiardissimo. Ma la non risposta della Lega o la risposta arrogante di alcuni pentastellati (“leggetevi i testi delle leggi”) non aiutano a comprendere o anche solo a sapere.

Così la sterilizzazione degli aumenti delle pensioni certo non d’oro viene presentata come una sporca manovra del nuovo governo, dimenticando che sono 8 anni che viene applicata dai governi precedenti. Motivo per eliminare questa odiosa penalizzazione, certo. Ma le responsabilità sono precedenti.

Idem per la fattura elettronica, imposta dal governo precedente. I gialloverdi non l’hanno bloccata e ora dovranno spiegare come devono comportarsi le popolazioni penalizzate dall’inadeguata copertura della Rete. Forse, prima di imporre dei cambiamenti bisognerebbe valutare se tutta la Penisola e le Isole hanno le strutture indispensabili per affrontare questi cambiamenti.

Nel frattempo, sul territorio, si procede a nomine in ogni settore e la debolezza del governo emerge in modo clamoroso. Ci si affida non al nuovo che avanza bensì al vecchio che resiste. Non soltanto per le nomine di carattere tecnico ma pure in quelle più marcatamente politiche.

Che si tratti di cultura o di organismi economici le scelte sono assurde. Salvo poi lamentarsi perché i funzionari, i tecnici, i direttori di enti, di organizzazioni, di associazioni boicottano il governo che li ha scelti o confermati.

Si piange, dopo, perché i finanziamenti continuano ad essere destinati agli amici degli amici del governo precedente. O si piange, dopo, perché i provvedimenti cari al governo vengono insabbiati, ostacolati, penalizzati.

Un segnale chiaro e preoccupante in vista delle prossime consultazioni elettorali.


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