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Lo Champagne non è più quello di una volta? Il Camembert ha dei problemi? O i cugini transalpini, a forza di multietnicità, hanno perso il tradizionale “paradosso francese” ed i cibi del territorio creano loro danni cerebrali?

Parrebbe di sì, ad ascoltare le follie di Christine Lagarde, meritatamente alla guida di quella congrega di affamatori del mondo che è il Fondo monetario internazionale.

Senza trascurare le altrettanto assurde dichiarazioni di Moscovici, del toy boy Micron, del lussemburghese Jean Claude Juncker che subisce gli effetti oltre confine.

Lagarde, nella consueta riunione dei padroni del globo a Davos, non si è limitata a predire che il Pil italiano crescerà meno di quanto previsto dal governo, ma ha anche sostenuto che l’Italia rappresenta un problema per il mondo intero.

Dunque il rallentamento dell’economia cinese, secondo madame (a guardarla si è obbligati a rivalutare Lombroso), non è dovuto agli scontri con Trump sui dazi bensì all’introduzione di Quota 100 in Italia.

E il calo delle esportazioni tedesche? La responsabilità è del reddito di cittadinanza voluto da Di Maio.

Ancora più evidente la colpa di Alessandro Di Battista per l’esplosione di inflazione e povertà in Argentina (come documentato ieri da Luca Lezzi su Electomag): non sono state le folli politiche imposte dal Fmi e da Lagarde al pessimo Macri a provocare il disastro, ma le dichiarazioni del politico pentastellato sul franco africano.

E per fortuna che Lagarde non si è accorta che l’analisi sui disastri del Cfa era stata anticipata da Andrea Costa sul nostro giornale.

Quanto al resto della banda che mangia male e beve peggio, il toy boy parigino ritiene di poter tranquillamente insultare gli italiani (cinici e vomitevoli), di poter creare disastri in Libia per danneggiare l’Italia, ma poi si offende se qualcuno analizza i risultati della politica francese in Africa.

Ancor peggio Moscovici, in teoria super partes in quanto commissario europeo. Muto quando Parigi insultava l’Italia, muto quando Parigi sforava i parametri Ue, improvvisamente loquace di fronte all’accusa di colonialismo rivolta all’Eliseo.

D’altronde Moscovici condivide le politiche economiche di massacro sociale che tanto piacciono al Fmi ed a Lagarde. E che piacciono sempre di più a Tajani e Renzi.

Tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Contro i popoli ed a favore degli oligarchi. Perché a Davos i popoli affamati e stremati non vengono invitati, gli oligarchi sì.


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