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Visto che il ministro Bussetti ha deciso di reintrodurre a scuola lo studio dell’educazione civica, per la didattica potrebbe obbligare alla visione di programmi tv quali Temptation Island, l’Isola dei famosi, Uomini e donne, il Grande Fratello.

Una sola puntata, per evitare crisi irreversibili. E con l’ausilio di psicologi (da evitare quelli di Bibbiano).

Almeno si farebbe chiarezza su tutte le idiozie relative ad un futuro lavorativo per tutti nell’era dell’intelligenza, dell’impresa 4.0. I dati dell’Auditel sono incoraggianti: a seguire questi programmi diversamente intelligenti sono circa 3 milioni di spettatori. Qualcuno in più per Tempation Island, qualcuno in meno per il flop di quest’anno dell’Isola dei famosi. In pratica un numero superiore di 500.000/1milione di unità rispetto agli elettori rimasti a Forza Botulino.

Non è un caso, d’altronde, che a puntare su questo squallore televisivo siano soprattutto le reti Mediaset. I 3,7 milioni di spettatori per il programma di tradimenti pubblici non sono un granché, in termini assoluti. Ma rappresentano il 22,4% di share e questo non è incoraggiante. Perché più di un quinto degli spettatori televisivi si appassiona alle banalità assolute di uomini e donne che frignano, si lanciano in abbordaggi di infimo livello, esprimono concetti che neanche un quattordicenne con ritardo mentale oserebbe pronunciare?

Forse per sentirsi migliori dei protagonisti di queste trasmissioni? Ci vuole molto poco, forse piace vincere facile. Ma almeno si lascia uno spiraglio alla speranza. Perché se, al contrario, gli spettatori si immedesimano nei giovani e meno giovani che partecipano a questi programmi, allora significa che questo Paese ha una zavorra di almeno 3 milioni di persone che non saranno in grado di fronteggiare i cambiamenti. Renitenti alla vanga e lacrimosi, privi di preparazione ma arroganti. Incapaci di affrontare una delusione sentimentale ma interessati soltanto ad un po’ di notorietà anche a costo di essere considerati stupidi.

Il problema, ovviamente, non è rappresentato da chi comunque riuscirà ad essere riconosciuto per strada, ma da chi considera questi individui come modelli da imitare. Da chi ritiene che sia inutile studiare, prepararsi, impegnarsi, dal momento che basta essere stupidi ed ignoranti per trasformarsi in divetti di serie B. Che, in ogni caso, tra comparsate televisive e presenze ad inaugurazioni di locali, guadagnano di più di chi ha superato gli esami universitari per ritrovarsi a lavorare in banca o in un ufficio di una fabbrica.

Ma allora, forse, i corsi di educazione civica andrebbero organizzati per gli imprenditori, per i manager, per tutti coloro che tagliano le retribuzioni e poi si stupiscono se la qualità non è il massimo.


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