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Si verificano, a volte, curiose coincidenze che paiono indicare una strada ben precisa e che confermano quelle che a prima vista sembrano anomalie. Così a Messina finisce in una brutta inchiesta della Dia (antimafia) una esponente di Forza Italia con un passato nel Pd.

La signora avrà sicuramente modo di dimostrare la sua totale estraneità ma è curioso che tutto ciò avvenga mentre Tajani e Letta (Gianni) portano Forza Italia ad allearsi con il Pd e con LeU per bloccare la candidatura leghista per la presidenza Rai.

Prove di un nuovo partito di centro sinistra che metta insieme i renziani ed i beneficiati di Berlusconi? Un partito a forte trazione renziana, considerando i sondaggi che collocano ormai Forza botulino costantemente al di sotto del 10%, con tendenza ad ulteriori cali intorno all’8%.

Di fronte alla sfida lanciata da Tajani, benedetta da Letta e Confalonieri, strillata da Gelmini e Carfagna, la risposta di Salvini potrebbe essere molto dura, ai limiti dell’autolesionismo. La Lega potrebbe decidere di perdere le elezioni autunnali in Trentino, presentando un candidato debole, per favorire la totale scomparsa di Forza botulino.

Così com’è avvenuto in Valle d’Aosta dove i berlusconiani non hanno ottenuto neppure un consigliere regionale mentre la Lega ha conquistato la presidenza regionale.

Per salvarsi, Forza botulino potrebbe tentare una alleanza con le forze autonomiste di centro sinistra che hanno sempre sostenuto il Pd ma che, questa volta, preferirebbero fare a meno dell’ingombrante e perdente alleato storico.

Il Trentino rappresenta però una situazione particolare, non ripetibile nelle altre regioni che andranno al voto nei prossimi mesi. La Lega farà pagare a caro prezzo il comportamento di Tajani o subirà l’alleanza con Forza botulino senza farsi troppi problemi?

Non è solo una questione di nomi, di candidati per le varie presidenze regionali o per gli assessorati. Il problema vero è rappresentato dai programmi che, a livello territoriale, sono particolarmente indagati dai potenziali elettori. Con Forza botulino in mano a Tajani e Letta ogni cambiamento, anche minimo, è da escludere.

Le strategie, le scelte degli assessori indicati in passato dai berlusconiani sono andate in direzione opposta rispetto alle promesse di cambiamento, a partire dai settori culturali che dovrebbero rappresentare il modo di intendere la società da parte dei politici.

Ma almeno, in passato, Forza Italia rappresentava l’elemento forte della coalizione di centro destra. Ora rappresenta la zavorra. Una zavorra che guarda con occhi sognanti al prode Matteo, non Salvini ma Renzi.

Il nobile cavaliere toscano, tradito dai suoi sodali, pronto a salvare la donzella forzista dalle grinfie dell’odiato leghista. E l’ex monarchico Tajani è un esperto di cavalieri.


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