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Il risultato elettorale in Spagna, al di là delle difficoltà per creare un governo di coalizione a guida socialista o un monocolore di minoranza del Psoe, ha evidenziato la fine dei partiti tradizionali come li avevamo conosciuti e per come sono cambiati.

Solo una disinformazione ignorante e faziosa ha potuto presentare Vox come un movimento neofascista, tra l’altro dimenticando che il franchismo aveva ben poco in comune con il fascismo. In ogni caso la Lega di Salvini ha festeggiato il successo di Vox. La Lega che ritinene irrinunciabile l’autonomia regionale nel programma di governo e che dichiara di essere dalla parte dei lavoratori più deboli si ritrova schierata con un movimento contrario ad ogni autonomia ed iper liberista. Più semplice da catalogare la vicinanza della Sorella della Garbatella in salsa fittiana con gli altri liberisti di Ciudadanos. E diventa naturale accomunare Forza Botulino ai popolari spagnoli sia perché fanno parte del medesimo schieramento in Europa sia perché appaiono avviati verso un declino forse irreversibile.

Ma sul fronte opposto il Partito socialista assomiglia al Pd di Zingaretti?

In realtà il nuovo corso Psoe ricorda più il Pd del bugiardissimo. Non a caso i poteri forti spagnoli (banche, grandi industrie, speculatori di ogni risma) hanno già chiesto ai socialisti di buttare a mare Podemos – una specie di pentastellati alla Fico ma che, dopo la sconfitta, hanno scoperto che le posizioni di Fico non piacciono alla base ma solo ai media – e di allearsi con Ciudadanos.

D’altronde partiti senza storia, senza ideologie nè ideali, si sono trasformati in contenitori di istanze occasionali, di interessi momentanei. E, dunque, possono allearsi con chiunque per tutelare le richieste di chi li vota oggi e non li voterà più domani.

In Italia lo si è visto in Sicilia dove le alleanze nazionali sono saltate per fondamentali ragioni di antipatie personali, di interessi privati, di invidie e gelosie. Progetti zero.

Ma lo stesso vale per il voto europeo. Salvini è pronto a fare accordi con chiunque pur di mandare a casa i cialtroni responsabili del disastro dell’Unione europea. Bisogna distruggere per poi ricostruire. Ma per costruire servirebbe un progetto condiviso, un’idea comune.

Autonomisti in Veneto e pugno duro centralista in Catalogna? Politica sociale in Finlandia e mano libera al capitalismo più retrivo in Lombardia? In questo modo non si costruisce nulla.


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